Caro Babbo Natale, non lasciarci la monnezza sotto l’albero

Caro Babbo Natale, non lasciarci la monnezza sotto l’albero

Fonte immagine: iStock Photo

Lettera (semi) seria a Babbo Natale per ridarci indietro una Roma vivibile dopo gli ultimi disastri ambientali e le enormi difficoltà nei trasporti.

Caro Babbo Natale, c’hai portato un bell’albero quest’anno. Ma l’ha pagato Netflix, mica il Comune. D’altronde, dopo quella storiaccia di Spelacchio, meglio così. Appaltiamo tutto la prossima volta, qualsiasi cosa pur di evitare che qualcuno dell’amministrazione ci metta mano. Dove toccano fanno danni.

Eppure noi ti avevamo chiesto altro. Sì, l’alberone di piazza Venezia con millemila luci a led ci riporta alla dignità di una capitale ma infiniti altri fronti, invece, continuano a degradarci e collocarci fuori da ogni standard europeo. E sono le cose più importanti, perché in fondo senza albero ci si può anche stare ma senza mezzi pubblico no.

Pensa esattamente ai trasporti, babbino: proprio nelle settimane immediatamente precedenti al Natale, la tua festa, tre fermate della metropolitana A, la più frequentata da romani e orde di turisti, sono chiuse. Una, Repubblica, ormai da mesi: dice che l’hanno sfondata i tifosi russi venuti a vedere una partita del Cska Mosca contro la Magica, mi sa che la scala mobile sarebbe venuta giù lo stesso. Le altre, Barberini e Spagna, sono serrate per verifiche che speriamo durino poco ma, intanto, spezzano in due il centro storico. Eppure ti avevamo chiesto qualche autobus nuovo. Pare ne arriveranno 227 ma solo dal prossimo anno, quindi sei in ritardo. Intanto gli altri continuano a infuocarsi. E per la funivia magari aspettiamo la neve a febbraio.

Pensa ai rifiuti. Ti avevamo chiesto la raccolta differenziata in tutta la città e ci hai portato un bell’incendio al TMB di via Salaria, uno dei centri dove la monnezza indifferenziata diventa come per magia buona per essere venduta pagando (pensa l’assurdità!) agli inceneritori di mezzo mondo. Ovviamente, dopo aver intossicato per anni chi abita da quelle parti hai pure avvelenato il resto della città: secondo l’Arpa Lazio il livello delle polveri sottili ieri a Roma era sopra la media. Alla centralina di Villa Ada sui 56 ug/m3 di Pm10 (il limite è 50 ug/m3), al contrario di quelli diffusi il giorno dell’incendio che raccontavano di soglie nella norma per valori come benzene e biossido di azoto, parametri che col rogo non c’entrano ma sono legati al traffico e basta. C’è anche qualcuno che fa il furbo, sulla salute dei cittadini.

Adesso, per diretta conseguenza di quel pasticcio, prometti di lasciarci sotto l’albero una scorpacciata di immondizia. La città è piena, a Natale si mangia di più, si compra di più e si producono molti più rifiuti. Così, in un contesto già al collasso – senza discariche, senza inceneritori, senza differenziata, senza riciclo, senza strategie – c’è da scommettere che le strade diventeranno fogne a cielo aperto più di quanto già non siano. Secondo me non ci passerà neanche la tua slitta e, per le amate renne, occhio ai morsi dei sorci.

Già ieri, e di sicuro nei prossimi giorni, duecento compattatori erano in coda negli impianti gemelli a Rocca Cencia e a Malagrotta – lo so, nomi non proprio soavi come la tua Rovaniemi, me ne rendo conto, ma la toponomastica questa è – per cercare di scaricare i rifiuti indifferenziati fra i quali quelli che il centro sulla Salaria non potrà più ricevere, perché incenerito. Circa 500 tonnellate al giorno che Ama deve piazzare da qualche altra parte – la sindaca ha chiesto aiuto al resto delle province e alle altre regioni ma non lo so se Roma lo meriti, quell’aiuto – che si uniscono alle altre 700 che già prendono la strada del Lazio, dell’Italia o dell’Europa. Il conto sale dunque a 1.200 tonnellate giornaliere che non sappiamo dove mettere. Di sicuro, ce le lascerai sotto l’albero.

I conti, dunque, sono presto fatti: a dicembre Roma ha prodotto 3.100 tonnellate al giorno di rifiuti indifferenziati. Ama ne trattava 1.200 e altri 1.200 due tmb privati, sempre del signore della monnezza Manlio Cerroni. Il resto finiva fuori città e a quella porzione vanno ora aggiunte altre 5/600 tonnellate. Intanto la differenziata langue: dicono che sia salita al 43,2% dal 42 del 2016 ma nessuno lo nota. D’altronde, la città non sarebbe in queste condizioni se davvero quasi 5 rifiuti su 10 fossero indirizzati ai consorzi e recuperati. Anche su quei numeri, dovresti vederci più chiaro.

Ce ne sarebbero molte altre di richieste che non hai esaudito, caro Babbo Natale: dalle buche, con le strade che sembrano ancora uscite da una guerra, ai bandi che non partono o vanno a rilento inchiodando la città a un lento declino e affaticando ogni genere di servizio pubblico. A noi sarebbe bastato trascorrere delle festività decorose: neanche quello sei riuscito a garantirci, condannandoci a mezzi disastrati, miasmi e sporcizia ovunque. Proprio bei regali, per un Natale davvero capitale.

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