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Carne e latticini, Greenpeace: dimezzare consumo per Terra più sana

Carne e latticini, Greenpeace: dimezzare consumo per Terra più sana

Fonte immagine: Baumelt / Pixabay

Greenpeace chiede di dimezzare la produzione e il consumo di carne e latticini entro il 2050, per evitare cambiamenti climatici e tutelare la salute.

La produzione e il consumo globale di carne e prodotti lattiero-caseari deve essere dimezzata entro il 2050 per evitare pericolosi cambiamenti climatici e mantenere l’accordo di Parigi sulla strada giusta. Lo afferma un nuovo rapporto di Greenpeace, che sottolinea i pericoli che derivano dall’agricoltura incontrollata, ma anche i benefici molteplici per le persone che decidono di ridurre questo tipo di alimenti.

“Cosa mangiamo oggi?” è una delle domande che la maggior parte delle persone fa in famiglia senza porsi troppe domande, ma come Greenpeace sottolinea che è una delle questioni più critiche e importanti che l’umanità deve affrontare in questo momento:

La risposta determinerà quale futuro avranno i nostri figli e forse il destino della nostra specie e di molti animali, dei microbi e delle piante che abitano il pianeta Terra.

Il rapporto rileva che se l’agricoltura rimarrà incontrollata produrrà il 52% delle emissioni globali di gas serra nei prossimi decenni, il 70% delle quali deriverà da carne e prodotti lattiero-caseari. Inoltre, secondo Greenpeace, l’aumento della produzione e del consumo di carne è all’origine di una crisi sanitaria globale latente poiché la carne rossa in particolare è stata collegata a cancro, malattie cardiache, obesità e diabete:

Milioni di vite potrebbero essere salvate ogni anno se le persone avessero accesso a una dieta ricca di alimenti a base vegetale.

Così, in risposta al crescente impatto che l’agricoltura animale ha sulla salute pubblica, l’ambiente e il clima, Greenpeace sta lanciando una nuova campagna globale che richiede a persone e industrie un cambiamento importante nel modo in cui si mangia e nel modo in cui si coltiva. Spiega dunque come sia necessaria una riduzione del 50% di carne e prodotti lattiero-caseari e un aumento significativo del numero di vegetali sia nella produzione che nel consumo entro il 2050.

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