Carbone e nucleare stanno prosciugando le riserve d’acqua

Carbone e nucleare stanno prosciugando le riserve d’acqua

Le centrali termoelettriche consumano più acqua degli esseri umani: record nel 2010 per l'impiego di acqua dolce negli USA.

Il consumo di acqua delle centrali elettriche, specialmente quelle a carbone e quelle nucleari, inizia a essere un problema. Secondo il rapporto “Burning Our Rivers – The Water Footprint of Electricity”, pubblicato dal River Network, i bacini idrici americani sono in serio pericolo a causa dei prelievi di acqua provenienti dal settore termoelettrico.

In base ai dati del 2005 del U.S. Geological Survey (USGS) ben il 53% della quantità di acqua dolce prelevata quell’anno per uso umano è stata indirizzata alla produzione di energia elettrica. E il dato non considera le dighe.

Sfogliando il report si scopre che nel 2009 ogni kWh di energia elettrica prodotta dalle centrali termoelettriche ha consumato 42 galloni di acqua, cioè quasi 160 litri. Il consumo di elettricità mensile di una famiglia americana comporta l’utilizzo di 39.829 galloni, 150 mila litri. Si spreca più acqua per produrre energia, quindi, che per berla, lavarsi o per altri usi sanitari.

Questi i dati medi del mix energetico americano, considerando l’intero ciclo dell’energia elettrica, compreso il trasporto. Se andiamo a vedere la sola generazione dell’energia scopriamo che non tutte le fonti hanno la stessa impronta idrica ma, al contrario, ci sono grossissime differenze.

Il fotovoltaico, ad esempio, consuma una quantità di acqua variabile tra zero e 231 galloni al MWh prodotto mentre carbone e nucleare vanno dai 14.811 ai 400.000 galloni d’acqua per MWh. In litri, dai 55.985 a 1.512.000. Spiega il rapporto:

L’attuale impronta ecologica dell’elettricità varia moltissimo in base al combustibile, all’efficienza energetica, alla tecnologia di raffreddamento, al clima, alla geografia, al bacino idrico utilizzato e alle caratteristiche fisiche della centrale elettrica.

Lo stesso rapporto fa anche notare che il consumo di acqua delle centrali a carbone aumenterà a dismisura con l’applicazione delle tecnologie di cattura e stoccaggio della CO2, la cosiddetta CCS.

Fonti: Thinkprogress, The River Network

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