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Carbone: diversi Paesi del G20 hanno aumentato i sussidi nazionali

Carbone: diversi Paesi del G20 hanno aumentato i sussidi nazionali

Fonte immagine: Johannes Plenio via Pixabay

Agevolazioni anacronistiche per il carbone, svelate dai report di diverse organizzazioni internazionali: principali promotori sono Cina e India.

Nel corso dell’ultimo anno alcune nazioni del G20 hanno almeno triplicato i sussidi destinati allo sfruttamento e all’incremento delle centrali a carbone. Una scelta anacronistica, che arriva proprio in un momento che vede i combustibili fossili, sia in lignite che da idrocarburi, tra i principali responsabili delle emissioni CO2 nel pianeta.

È uno scenario paradossale, quello mostrato dall’ultimo report dell’Overseas Development Institute (una ONG che si occupa del monitoraggio delle politiche mondiali), rivelato in una situazione che talvolta assume i toni da commedia. Come nella posizione assunta dal Giappone, ufficialmente in prima fila nella lotta contro i cambiamenti climatici, spesso citati dal premier Shinzo Abe, ma in realtà annoverato tra i primissimi sostenitori al mondo delle centrali elettriche basate sul carbone.

Assieme a queste le posizioni spesso discusse di Cina e India, i due Paesi leader nella produzione di energia da carbone, che continuano nella loro politica di approvvigionamento basato su centrali termoelettriche a combustibile fossile. Aspetto che diventa preoccupante considerando che, secondo uno studio del Global Carbon Project, i due Paesi contribuiscono assieme al 10% del totale delle emissioni di CO2.

I numeri riguardanti il fenomeno sono preoccupanti. Alcune stime parlano di un incremento dei sussidi finalizzati alla produzione di energia elettrica da carbon fossile da 17 a 47 miliardi di dollari tra il 2014 e il 2017, con una quota rilevante rappresentata dagli investimenti nelle compagnie statali. Un dato parzialmente sfumato dal calo generalizzato delle agevolazioni destinate alle miniere, scese da 22 a 10 miliardi.

Statistiche che diventano ancora più gravi, considerando il phase-out dalle centrali a carbone, decretato nel corso del Summit G20 di Londra nel 2009. Un quadro generale già grave, che assume tinte ancora più oscure nei sospetti di Ivetta Gerasimchuk, membro dell’International Institute for Sustainable Development e co-autrice del report:

Pensiamo che i sussidi siano in realtà ancora più ingenti, dato che diversi paesi appartenenti al G20 hanno mostrato diversi limiti nella trasparenza dei propri contributi economici, in diversissimi ambiti e settori.

Un trend assolutamente in controtendenza con quanto avviene nel settore privato: gli investimenti nella costruzione di nuove centrali sono crollati del 75%.

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