Capo Verde: il silenzio dei randagi abbandonati

Capo Verde: il silenzio dei randagi abbandonati

La strage silenziosa dei randagi di Capo Verde, spesso vittime della violenza e della solitudine ad opera delle istituzioni e dei locali

Non c’è pace per i cani e i gatti randagi, spesso vittime dell’abbandono, quando sono costretti a fare i conti con una civiltà che li rifiuta, li emargina e spesso li tortura. Una condizione messa in evidenza dai recenti Europei di calcio, in una nazione come l’Ucraina dove l’avvelenamento e la tortura sono silenziosamente consentite.

Ma il dramma del randagismo e delle mattanze è tristemente molto diffuso in tutto il mondo, anche in quei paesi dove il turismo accorre in massa per il sole caldo e il mare cristallino. Capo Verde detiene un primato drammatico, legato alle morti dei randagi nei modi più cruenti. Sul territorio opera SiMaBo, associazione impegnata per il recupero, la cura e la salvezza dei cani e gatti randagi.

In quello che è un paradiso terrestre si consuma ogni anno una mattanza indiscriminata perpetrata dalle istituzione locali. Ogni giorno cani e gatti vengono accalappiati in massa, e se non recuperati entro 3 giorni attraverso il pagamento di una tassa diventano proprietà del Municipio e quindi soppressi per avvelenamento.

Il comune non transige e raccoglie tutto quello che trova per strada, che sia di proprietà con microchip o meno non ha importanza, l’obiettivo è ripulire le città. E nonostante la tassa di riscatto sia bassa, non è comunque accessibile per chi possiede uno stipendio minimo, oppure è disoccupato, e per questo motivo moltissimi animali di proprietà muoiono tra atroci dolori indotti dall’avvelenamento da stricnina.

A questo si somma la poca considerazione che la popolazione dimostra verso i randagi, spesso uccisi direttamente per strada con pietre, corde, bastoni e coltelli. Una strage che non tiene conto del lavoro delle associazioni come SiMaBo, che da anni lottano per far sterilizzare gli animali grazie anche alla sovvenzione ricevuta dall’’Unione Europea.

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