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Cani rifiutati perché neri diventano glamour con dei maglioni

Cani rifiutati perché neri diventano glamour con dei maglioni

Gruppo di donne amanti della maglia ha sferruzzato creando cappottini e maglie colorate, per garantire visibilità ai cani dal manto nero reclusi in canile.

È nota come Black Dog Syndrome, ovvero sindrome del cane nero, e colpisce i quadrupedi con il manto e la pelliccia dalle tonalità più scure. Gli animali con questa colorazione tardano a trovare famiglia e, spesso, vegetano in canile e nei rifugi fino al completamento della loro esistenza. È qualcosa che può involontariamente influenzare un papabile adottante, relegando gli esemplari nei loro box e favorendo simili dalle tinte più chiare.

Non è chiaro perché ciò accada, il colore non influisce sull’animo e sul comportamento dell’esemplare. Forse una pelliccia più scura impedisce all’espressività di palesarsi in modo netto e, per questo motivo, permettere all’adottante di captare sfumature caratteriali. Sta di fatto che i cani dal manto scuro sono sempre gli ultimi a lasciare il canile.

La Scottish SPCA, da qualche mese, ha messo in atto una strategia per colpire al cuore i visitatori, così da facilitare le pratiche dell’adozione. Con il supporto del Scottish Women’s Institute (SWI), ha ridisegnato il look dei quadrupedi dal cappotto scuro, il tutto grazie a aghi da lana e gomitoli colorati. Le donne di questa associazione hanno sferruzzato per ore e ore creando cappottini, maglioni e abitini coloratissimi realizzati in misura di ogni quattro zampe. Una vera e propria collezione moda che ha reso i cani ancora più interessanti e affascinanti, proteggendoli al contempo dal freddo dell’ultima stagione invernale. Ciò ha permesso a molti ospiti del rifugio di apparire più intriganti agli occhi dei visitatori, ma anche di sentirsi più coccolati e amati.

Del resto, la vita in canile non è sempre facile e confortevole: molti degli ospiti mostrano insofferenza all’esistenza in box e all’impossibilità di ricevere attenzioni e amore. Nonostante la presenza costante dello staff e dei volontari, il gruppo auspica sempre la soluzione migliore: l’adozione e l’affetto di una famiglia. Questa iniziativa, portata avanti per mesi, ha garantito maggiore visibilità nei confronti degli esemplari meno appariscenti e più riservati.

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