I cani riconoscono il proprietario anche in foto

I cani riconoscono il proprietario anche in foto

Fonte immagine: Pexels

I cani sono in grado di riconoscere il proprietario anche dalle fotografie: è quanto evidenzia uno studio condotto dall'Università di Padova.

I cani sono in grado di riconoscere il volto del proprietario anche in fotografia. Lo rivela uno studio condotto dall’Università di Padova dal laboratorio “DogUp”, pubblicato sulla rivista scientifica Animal Cognition. Una ricerca davvero importante, pronta a confermare le elevate capacità cognitive degli amici a quattro zampe.

I ricercatori hanno separato momentaneamente un gruppo di cani dai loro proprietari. Agli animali è quindi stata sottoposta la visione di due fotografie: una relativa al volto della persona di riferimento e l’altra invece appartenente a un individuo sconosciuto. I due scatti sono stati posti in due posizioni diverse di una stanza, affinché il quadrupede potesse decidere autonomamente di avvicinarsi a una delle due immagini.

Così come riferisce il quotidiano La Stampa, lo studio ha evidenziato come la maggior parte dei cani si sia avvicinato alla fotografia del proprietario, testimonianza evidente della capacità di identificare un soggetto conosciuto anche in assenza di un interazione fisica. Così ha spiegato Paolo Mongillo, professore di Fisiologia ed Etologia Veterinaria dell’Università di Padova:

Molti pensano che i cani usino prevalentemente l’olfatto per riconoscere persone o altri animali. Eppure, le informazioni visive sono altrettanto, se non più importanti dell’olfatto. Per gli umani il volto contiene informazioni speciali, elaborate da meccanismi specifici e dedicati del nostro sistema nervoso. Questi studi pongono le basi per capire se anche i cani utilizzino gli stessi meccanismi di elaborazione visiva.

Anche nel cane, di conseguenza, il riconoscimento visivo è uno degli elementi fondanti per la creazione di una relazione duratura con la persona di riferimento, oltre ad altri fattori quali il già citato olfatto. Lo studio offre quindi delle nuove e indispensabili informazioni per comprendere con sempre più precisione le capacità cognitive degli amici a quattro zampe.

Fonte: La Stampa

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