Cani: meno adozioni, alto randagismo al Sud

Cani: meno adozioni, alto randagismo al Sud

Fonte immagine: Pixabay

Diminuiscono le adozioni di cani in Italia, mentre la situazione del randagismo al Sud richiede attenzione: è quanto svela un rapporto LAV.

Si registra un calo in Italia per l’adozione di cani da canili e rifugi, mentre il randagismo rimane un’emergenza che richiede immediata attenzione, soprattutto al Sud. È questa la fotografia che emerge dall’ultimo rapporto di LAV sulla condizione dei cani in Italia, una sorta di mappa nazionale basata sui dati raccolti dalle Regioni e dalle Province Autonome.

Così come riporta Il Sole 24 Ore, nel corso del 2017 hanno trovato casa ben 3.704 cani in meno rispetto al precedente 2016, a sua volta in calo di 3.048 adozioni rispetto al 2015. Una flessione pari all’8.6%, che corrisponde a 39.558 cani adottati nel 2017 contro i 43.262 del 2016.

Il maggior numero di adozioni avviene nella provincia di Bolzano (62% di tutti gli animali nelle strutture), seguita da Trento (59%), Lombardia (59%) e Veneto (58%). Maglia nera alla Calabria, con solo l’11%, mentre in Campania la percentuale è del 26%. Contestualmente, aumenta il numero di cani in canile: il 23% in più rispetto al 2016, con 7.300 esemplari in più, perlopiù presenti in Abruzzo (+248%), Lazio (+40%) e Sicilia (+22%). Considerando l’intero dato italiano, ben 7 cani su 10 in canili e rifugi si trovano al Sud.

Si registra inoltre un calo delle sterilizzazioni – solo il 59% dei cani che giungono nei rifugi è sterilizzato – con una diminuzione annua del 7%, pari a 1.835 esemplari. La mancata sterilizzazione è più elevata in Veneto (-956 cani) e Abruzzo (-473).

Diminuisce anche il numero di animali che vengono restituiti ai legittimi proprietari in caso di fuga, circa 3.700 cani in meno, forse per la decisione – soprattutto in alcune regioni – di non sottoporre il quadrupede all’obbligatorio microchip. Non si registra tuttavia una flessione in senso stretto nella registrazione dei quadrupedi all’anagrafe, ma il dato è certamente migliorabile. Anzi, tra il 2017 e il 2018 c’è stato un aumento del 12.3% degli animali registrati, con crescite soprattutto in Umbria (+122%), Marche (+88%), Sicilia (+44%) e Abruzzo (10%).

Fonte: Il Sole 24 Ore

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