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Cani e gatti beni di lusso, LAV contro Governo Monti su spese veterinarie

Cani e gatti beni di lusso, LAV contro Governo Monti su spese veterinarie

LAV: ferma opposizione alla possibile introduzione delle spese mediche veterinarie di cani e gatti tra gli indicatori della ricchezza delle famiglie.

Cani e gatti di casa rischiano ancora di essere considerati beni di lusso. Nel silenzio il provvedimento per inserire le spese mediche veterinarie nel paniere di misurazione della ricchezza delle famiglie italiane continua a seguire il suo iter. Lo denuncia la LAV riprendendo una lettera spedita al sottosegretario alla salute Elio Cardinale da parte di Cristiana Muscardini, eurodeputata e vicepresidente dell’eurogruppo animali al Parlamento europeo.

Cani e gatti potrebbero davvero finire nel mirino del Governo Monti, come da noi anticipato alcuni mesi fa in occasione della notizia “bufala” diffusa sul web riguardo una vera e propria tassa per cani e gatti, equiparati a beni di lusso. Allora furono i medici veterinari a protestare con l’ipotesi di inserimento delle spese mediche per gli animali domestici tra gli indicatori di ricchezza.

Un polverone che si è per rivelato provvidenziale per il progresso dell’iniziativa fiscale. A causa dell’inevitabile calo di attenzione seguito alla scoperta dell’inesistenza di una e propria “tassa” il provvedimento ha così fin’ora potuto procedere indisturbato verso l’approvazione. Non un tributo però solo nel nome, ma che lo è nei fatti. Dalle dichiarazioni dei redditi di quest’anno potrebbero non essere più detraibili le spese mediche veterinarie se inserite tra gli indicatori della ricchezza personale.

Una “ricchezza” che però grava sulle famiglie italiane, già fin troppo penalizzate rispetto a quelle europee secondo ANMVI, che ha bollato il progetto come:

L’ennesima allucinazione del Fisco nazionale, un quadro visionario, degno della ribellione descritta nella Fattoria di George Orwell. Del resto sono esseri senzienti.


Come sottolineato da LAV si tratta di una decisione che metterebbe in serio pericolo l’economia di milioni di italiani che hanno cura dei propri animali domestici, oltre ad esporre questi ultimi ai pericoli dell’abbandono e del randagismo. In quest’ottica si rivolge la lettera della Muscardini, riportata dall’associazione animalista sul proprio sito web:

Ci rivolgiamo a lei – si legge nella lettera – per chiederle di intervenire, perché insistere sulla proposta sarebbe ingiustamente penalizzante per milioni di cittadini, porterebbe ad un aumento dell’abbandono, con gli evidenti rischi e costi sanitari, e toglierebbe ogni valore alle battaglie e ai risultati ottenuti con il microchip e con la lotta al randagismo.

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