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Cani anziani: in aumento una sindrome simile all’Alzheimer

Cani anziani: in aumento una sindrome simile all’Alzheimer

Fonte immagine: Pixabay

In aumento negli Stati Uniti i casi di Disfunzione Canina Cognitiva, una sindrome simile all'Alzheimer che colpisce soprattutto esemplari anziani.

Anche i cani possono essere colpiti da una sindrome molto simile all’Alzheimer umano, soprattutto nella terza età. Si chiama Disfunzione Canina Cognitiva il disturbo che porta i quadrupedi, di è superiore ai 10 anni, a cambiamenti fisici nel cervello, tali da alimentare disturbi comportamentali, confusione, disorientamento e paura. E sebbene questa patologia sia conosciuta da tempo, sembra che negli ultimi tempi il numero di casi sia aumentato. È quanto è stato rilevato negli Stati Uniti, così come confermano gli esperti dell’Università della California Davis.

Comunemente definita come demenza canina, la sindrome si manifesta attorno ai 10 anni – o anche più tardi, a seconda delle condizioni di salute dell’animale – e raggiunge il suo massimo di diffusione tra i 15 e i 16 anni, dove circa il 60% degli esemplari mostra qualche segno della malattia. Negli Stati Uniti la problematica si starebbe facendo più frequente: essendo aumentata la longevità media degli animali domestici, e la malattia tipica della terza età, cresce il numero dei proprietari che nota comportamenti strani negli amici a quattro zampe.

Così come spiega Melissa Bain, docente ed esperta di comportamento canino, sono diversi i sintomi che dovrebbero allertare i proprietari:

Alcuni dei segni che notiamo nei cani affetti da CCD riguardano la perdita dell’addestramento casalingo, cambiamenti nel ciclo di sonno-veglia con esemplari svegli tutta notte e addormentati di giorno, e difficoltà nel riconoscere i proprietari.

In particolare, bisogna osservare se il cane anziano si perda nelle varie stanze della casa, si nasconda in luoghi poco raggiungibili, non riconosca la mobilia o, ancora, manifesti atteggiamenti di paura, di ansia o di aggressività.

Naturalmente, è necessario affidarsi al veterinario, poiché la diagnosi è difficile da raggiungere, essendo questi sintomi anche comuni ad altre problematiche. A oggi non esiste una cura definitiva per la Disfunzione Canina Cognitiva, ma se ne può rallentare il progredire con un’adeguata dieta, la somministrazione di antiossidanti e apposite cure farmacologiche. Sempre gli esperti dell’ateneo californiano spiegano come, soprattutto nella prima fase della sindrome, i segnali non vengono riconosciuti o identificati dai proprietari, di conseguenza l’80% delle diagnosi precoci non viene effettuato.

Fonte: ABC

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