Cambiamenti climatici: Italia sesta per numero di morti dal 1999

Cambiamenti climatici: Italia sesta per numero di morti dal 1999

Diffuso in occasione della COP25 il Climate Risk Index, Italia al sesto posto per numero di morti dal 1999 ad oggi.

L’Italia è il sesto Paese al mondo per numero di morti dal 1999. Questo il bilancio tracciato dal Climate Risk Index in relazione al costo in vite umane dei cambiamenti climatici, presentato in occasione della COP25 in corso a Madrid. Disastri ambientali ed eventi meteorologici estremi alla base del conteggio effettuato da Germanwatch, nel cui indice generale si è tenuto conto anche della vulnerabilità delle singole nazioni ad eventi quali ad esempio inondazioni e alluvioni, e del costo economico pro capite.

Stingendo il focus sul bilancio generale 2018 l’Italia occupa il 21esimo posto, una posizione migliore rispetto a quelle specifica sul numero di vittime legate ai cambiamenti climatici (dal 1999 ad oggi), ma che deve spingere l’Esecutivo a tenere conto dei possibili rischi. Anche perché, malgrado non sia ai vertici nel rapporto complessivo, il Bel Paese risulta ottavo in termini di perdite pro capite, 28esimo per numero di morti nel singolo anno (2018) e 27esimo sul fronte perdita di unità PIL.

A guidare la “classifica” generale 2018 sui danni legati ai cambiamenti climatici è il Giappone, seguito da Filippine, Germania, Madagascar, India, Sri Lanka, Kenya, Rwanda, Canada e Fiji. Tra i 10 Paesi più colpiti dalle ondate di calore figurano anche Germania, Giappone e India, già ai vertici del bilancio complessivo. Serviranno risposte sul fronte “sistema perdite e danni”, come sottolineato anche da Laura Schaefer, Germanwatch:

Il vertice deve occuparsi di questo aspetto finanziario per aiutare le popolazioni e le nazioni più povere. Sono le più colpite dagli impatti del cambiamento climatico perché prive delle capacità tecniche per affrontare perdite e danni. È anche necessario rafforzare la capacità di adattamento ai cambiamenti climatici, per evitare le catastrofi.

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