Cambiamenti climatici: Google finanzia i negazionisti secondo The Guardian

Cambiamenti climatici: Google finanzia i negazionisti secondo The Guardian

Google ha finanziato alcuni istituti e compagnie negazionisti del cambiamento climatico: a svelarlo un'inchiesta del quotidiano The Guardian.

Da Google finanziamenti a favore dei negazionisti dei cambiamenti climatici. Ad affermarlo è il quotidiano britannico The Guardian, che analizzando l’elenco dei beneficiari degli emolumenti da parte di “Big G” ha scoperto che diversi fondi vanno direttamente nelle tasche di associazioni ed enti non esattamente schierati a favore del clima. Ai dichiarati impegni a favore delle rinnovabili e contro il riscaldamento globale corrisponderebbero, secondo la testata UK, impegni a vario titolo nella direzione opposta.

All’interno del documento in cui Google elenca centinaia di società beneficiarie dei propri finanziamenti sono presenti, riporta The Guardian, enti e associazioni che hanno manifestato contro le leggi a favore dell’ambiente e hanno chiesto la revoca delle normative introdotte da Obama a protezione dell’ecosistema. Come sottolineato da Stephanie Kirchgaessner, autrice del testo:

Google ha effettuato contribuzioni “sostanziali” ad alcuni dei più famosi negazionisti climatici di Washington nonostante insista ad affermare il proprio supporto ad azioni politiche nei confronti della crisi climatica.

Un esempio è la Competitive Enterprise Institute. Si tratta di un gruppo conservatore, che avrebbe contribuito a far abbandonare a Donald Trump l’Accordo di Parigi e lo avrebbe criticato per non aver smantellato a sufficienza le leggi di Obama a protezione dell’ambiente. La ricerca è stata svolta in collaborazione con alcune organizzazioni non governative, per la ricerca dei dati, e con Richard Heede (Climate Accountability Institute), che ne ha curato l’analisi. Quest’ultimo ha dichiarato:

Il fatto che i consumatori brucino i combustibili producendo CO2, acqua, calore e inquinanti non assolve le compagnie di combustibili fossili dalla responsabilità di perpetuare consapevolmente l’era del carbone e accelerare la crisi climatica oltre il pericolo per l’esistenza stessa che è diventata.

Da parte di Google è arrivata una difesa basata sul fatto che, come dichiarato da un portavoce della compagnia, ciò non significa che Big G “supporti l’intera agenza delle organizzazioni”. Fonti vicine al colosso statunitense avrebbero affermato che si tratterebbe di fondi per cercare di influenzare legislatori conservatori e per aiutare a “finanziare l’agenda di deregolamentazione sposata da tali gruppi”.

Motivazioni tutt’altro che gradite agli ambientalisti e ai politici impegnati nella lotta per l’ambiente, che ritengono un simile compromesso inaccettabile. Un esempio è Sheldon Whitehouse, senatore democratico del Rhode Island e tra le voci principali dell’azione climatica all’interno del Congresso USA:

Non possono cavarsela così. Dovrebbe essere squalificante supportare quello che è soprattutto un gruppo frontale ciarlatano negazionista climatico. Dovrebbe essere inaccettabile dato quanto sono stati malvagi.

Quello che tutta l’America corporativa dovrebbe fare è dire che se sei un’organizzazione commerciale o un gruppo di lobby e stai interferendo sul clima, siamo fuori. Punto.

Malgrado poi Google affermi di voler essere assolutamente “aperta, trasparente e chiara nei confronti dei propri utilizzatori, finanziatori e verso il pubblico”, prosegue The Guardian, la stessa Big G si sarebbe tirata indietro al momento di fornire al quotidiano le cifre corrisposte ai negazionisti del clima.

Tra questi figurano, ha sottolineato la testata britannica, non soltanto il Competitive Enterprise Institute, ma anche: American Conservative Union, il cui direttore (Matt Schlapp) ha lavorato per anni per la Koch Industries (petroli, chimica ecc.) e formato le politiche radicali anti-ambientaliste della compagnia; American Enterprise Institute, che ha più volte attaccato ‘gli allarmisti del clima’; Americans for Tax Reform, critica verso i sostenitori della lotta climatica additandoli come ricercatori del benessere delle corporazioni; Cato Institute, oppostosi più volte alla legislazione sul clima e critico verso la reale gravità del problema climatico.

Fonte: The Guardian

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