Cambiamenti climatici: 120 milioni di nuovi poveri entro il 2030

Cambiamenti climatici: 120 milioni di nuovi poveri entro il 2030

Fonte immagine: makunin via Pixabay

Secondo Philip Alston i cambiamenti climatici causeranno carestie, minori fonti idriche e maggiori conflitti entro il 2030.

Meno cibo, un maggiore fabbisogno energetico, minori quantità d’acqua. Sono le principali conseguenze dei cambiamenti climatici, specie nelle aree più calde della Terra. Una serie di circostanze, che porterà all’emergere di 120 milioni di nuovi poveri entro il 2030.

È l’allarme di Philip Alston, relatore speciale dell’ONU sull’estrema povertà. Circa 50 anni di sviluppo umano spesi per contrastare la fame e promuovere la salute globale andranno in fumo, in una condizione che vedrà il nostro Pianeta in una sorta di “apartheid climatico”. Da una parte i ricchi, che consumeranno circa il 58% di energia in più rispetto al passato; dall’altra i poveri, che vedranno la nascita di conflitti per l’ottenimento delle risorse naturali, oltre a nuove ondate di carestie causate da un settore agricolo sempre più in crisi.

Una situazione paradossale, che vedrà le Nazioni in via di sviluppo soffrire il 75% delle conseguenze dei cambiamenti climatici a fronte di una partecipazione alle emissioni globali di solo il 10%. Un vicolo cieco dal quale è difficile uscire senza l’aiuto delle grandi potenze secondo Alston:

Ancora oggi troppi Paesi stanno facendo passi miopi nella direzione sbagliata. In aggiunta a ciò la questione è affrontata dalle Nazioni Unite in maniera troppo blanda, con misure palesemente inadeguate. Una serie di circostanze che porteranno a una condizione di grosso peggioramento nelle condizioni generali del Pianeta, con un’umanità che perderebbe 50 anni di sviluppo umano.

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