Cambiamenti climatici: 10 anni di disastri ambientali per l’Italia

Cambiamenti climatici: 10 anni di disastri ambientali per l’Italia

Cambiamenti climatici e danni all'Italia negli ultimi 10 anni: Legambiente fa il punto delle ferite inferte dai disastri ambientali.

Legambiente ha presentato l’ultimo Rapporto 2020 “Il clima è già cambiato” legato agli effetti dei cambiamenti climatici sull’Italia. Il report è stato illustrato in webinar e redatto con il contributo di Unipol, con la collaborazione scientifica di Enel Foundation e il supporto di ISPRA, Legambiente Emilia-Romagna e alcuni di circoli locali. Si chiama Osservatorio CittàClima e punta l’attenzione sugli ultimi dieci anni caratterizzati da ben 946 fenomeni metereologici estremi in 507 comuni italiani.

Un decennio di eventi meteo condizionati dal “climate change” che hanno fustigato le città producendo allagamenti, frequenti interruzioni e danni alle infrastrutture con ben 80 giorni di stop al funzionamento di metropolitane e treni urbani. Anche danni al patrimonio storico-archeologico, trombe d’aria, frane causate da piogge intense ed esondazioni fluviali intervallate da lunghi periodi di siccità e temperature estreme. Uno stravolgimento climatico che ha portato morti e feriti, oltre a evacuazioni continue.

Secondo i dati le più colpite sono state le aree urbanizzate e maggiormente sprovviste di una corretta pianificazione territoriale, nonché le più esposte agli effetti dei cambiamento climatico. Tra le più ferite troviamo Roma, Bari, Agrigento, Milano; nell’ultimo hanno il rapporto ha evidenziato un aumento dei fenomeni metereologici estremi, spesso combinati tra di loro. Con forti trombe d’aria nelle aree del sud e ondate di calore estremo nei centri urbani, seguiti da alluvioni e siccità a fasi alterne.

Legambiente: serve Recovery Plan contro i cambiamenti climatici

Legambiente rivolge le sue richieste al governo e invoca l’approvazione immediata del piano di adattamento climatico, una necessità di vitale importanza. Non si limita però a questo, chiede ve vengano rafforzati i ruoli delle Autorità di distretto e dei Comuni così da ottenere un intervento focalizzato sul dissesto idrogeologico, e con la presenza di risorse a cui attingere per la progettazione e realizzazione degli interventi.

Un programma importante che preveda una maggiore attenzione nei confronti delle aree urbane così da ricevere interventi mirati in concomitanza dei più impattanti eventi climatici, con un adattamento migliore dei territori e una maggiore sicurezza delle persone. Anche grazie a una collaborazione precisa ed efficace tra Stato, Regioni e Comuni che possa garantire sicurezza e benefici agli stessi cittadini, definendo un provvedimento che possa segnare un cambiamento preciso fino al raggiungimento dei seguenti obbiettivi:

  • vietare qualsiasi edificazione nelle aree a rischio idrogeologico e in quelle individuate da enea come aree di esondazione al 2100 per l’innalzamento del livello dei mari
  • delocalizzare gli edifici in aree classificate ad elevato rischio idrogeologico
  • salvaguardare e ripristinare la permeabilità dei suoli nelle aree urbane
  • vietare l’utilizzo dei piani interrati per abitazioni
  • mettere in sicurezza le infrastrutture urbane dai fenomeni metereologici estremi
  • vietare l’intubamento dei corsi d’acqua e pianificare la riapertura di quelli tombati nel passato
  • recuperare, riutilizzare, risparmiare l’acqua in tutti gli interventi edilizi
  • utilizzare materiali capaci di ridurre l’effetto isola di calore nei quartieri
  • creare, in tutti gli interventi che riguardano gli spazi pubblici, come piazze e parcheggi, ma anche negli interventi di edilizia private, vasche sotterranee di recupero e trattenimento delle acque piovane
  • prevedere risorse statali per mettere a dimora alberi e creare boschi urbani

Fonte: Legambiente

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