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Caffè: HIV, 3 tazze al giorno aumentano del 50% sopravvivenza

Caffè: HIV, 3 tazze al giorno aumentano del 50% sopravvivenza

Fonte immagine: fancycrave1 / Pixabay

Chi è affetto da HIV e da epatite C bevendo tre caffè al giorno aumenterebbe del 50%, secondo un recente studio, le possibilità di sopravvivenza.

I pazienti affetti da HIV e da epatite C che bevono tre caffè al giorno aumenterebbero del 50% le possibilità di sopravvivenza. Lo hanno scoperto gli esperti del French National Institute of Health e della National Agency for AIDS and Hepatitis Research, che hanno dedicato uno studio all’argomento.

Sono sempre più le prove a supporto dei benefici di questa bevanda, che la mettono al centro di una dieta sana. Il caffè può aiutare a proteggere il fegato e agisce come un antinfiammatorio. In particolare può essere fondamentale per ridurre la produzione di enzimi dannosi e per impedire di sviluppare l’insulino-resistenza. Ci sono molte prove sul fatto che riuscirebbe a combattere l’infiammazione del fegato causata dall’epatite C, che aumenta il rischio di malattie epatiche e di sviluppo di tumori.

È noto da tempo che una dieta sana è importante per la prevenzione e una buona salute del fegato, impedendo l’accumulo di grassi. Le prove scientifiche affermano che anche quando l’epatite C è curata, nei pazienti affetti da HIV si può avere un processo di invecchiamento accelerato che insiste sul deterioramento continuo del fegato e può portare anche a problemi cardiaci.

Nel corso dello studio sono stati esaminati più di mille pazienti e i risultati sono stati sorprendenti: coloro che avevano aumentato il consumo di caffè ad un minimo di tre tazze al giorno avevano meno probabilità di essere soggetti a infezioni nel corso di cinque anni.

Non è chiaro ancora il ruolo svolto in tutto questo processo dalla caffeina, ma senza dubbio questa bevanda può avere effetti benefici rallentando lo sviluppo del tessuto cicatriziale che si verifica nel fegato malato. Di solito si attribuiscono effetti negativi alla caffeina, come un livello più elevato di ansia, problemi legati all’insonnia oppure il mal di testa. Tuttavia questa ricerca punta sull’opportunità di sfruttarne anche le proprietà benefiche.

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