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Caffè: demenza, tre tazzine al giorno riducono rischio del 36%

Caffè: demenza, tre tazzine al giorno riducono rischio del 36%

Dal caffè un aiuto efficace per ridurre il rischio di demenza di oltre un terzo, a sostenerlo uno studio della University of Wisconsin-Milwaukee.

Bere caffè per prevenire il rischio di demenza. Questa l’indicazione che sembra provenire dai ricercatori della University of Wisconsin-Milwaukee, secondo cui un consumo regolare di questa bevanda porterebbe benefici nella prevenzione del declino cognitivo.

Il sapore da molti apprezzato e la capacità di rifornire la mente di nuove energie non sarebbero le uniche proprietà benefiche di cui dispone il caffé, ritenuto utile anche per superare la stanchezza degli occhi. Lo studio della University of Wisconsin-Milwaukee è stato condotto su 6.467 donne over 65, consumatrici moderate della bevanda.


Le donne che hanno consumato caffè in maniera normale, equivalente secondo i ricercatori a 261 milligrammi di caffeina (circa 3 tazzine) al giorno, ma regolarmente hanno mostrato una riduzione del rischio di demenza del 36%. Al primo contatto è stato chiesto alle partecipanti di indicare il consumo (frequenza e quantitativo) di tè, caffè e cola, mentre per i seguenti 10 anni sono state chiamate a svolgere un test annuale per valutare le capacità cognitive.


Malgrado la caffeina sia stata collegata alla riduzione del rischio di demenza, i ricercatori non sono tuttavia certi di come questo meccanismo si inneschi e sviluppi. Secondo quanto ha riferito la Dott.ssa Ira Driscoll al Milwaukee Journal Sentinel:

La crescente evidenza che il consumo di caffeina quale potenziale fattore protettivo contro il declino cognitivo è stimolante considerato che la caffeina rappresenta un fattore facilmente modificabile all’interno della dieta giornaliera.

Mentre non possiamo stabilire un collegamento diretto tra l’elevato consumo di caffeina e la ridotta incidenza di declino cognitivo e demenza, con ulteriori studi potremo quantificare meglio la sua relazione con i risultati in termini di salute cognitiva.

La ricerca su questo tema apporterà benefici non soltanto dal punto di vista preventivo, ma anche per comprendere meglio i meccanismi che vi sottostanno e il loro coinvolgimento nella demenza e nel declino cognitivo.

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