Caccia a cani e gatti randagi, la provocazione della Lega Nord

Caccia a cani e gatti randagi, la provocazione della Lega Nord

La Lega Nord, in Friuli Venezia Giulia, propone di modificare la legge regionale al fine di legalizzare la caccia a cani e gatti randagi

Arriva dal Friuli Venezia Giulia la nuova provocazione della Lega Nord. Dopo aver ricevuto dai NAS (Nucleo Antisofisticazioni e Sanità) il divieto di banchettare con carne di orso, come proposto da un raduno leghista in Trentino, il partito del “celodurismo” si lancia in una nuova proposta shock: consentire ai cacciatori il diritto di sparare a cani e gatti randagi. Un’uscita che ha immediatamente suscitato lo sdegno di associazioni animaliste e non solo, proprio nel momento in cui il Parlamento è tornato a discutere della questione per cercare una soluzione ragionata alla piaga del randagismo.

Ma la proposta del Carroccio va ben oltre gli animali a quattro zampe, interessando anche la legge regionale attualmente in vigore nell’ambito venatorio, con l’intenzione di introdurre il piccione selvatico occidentale (columba livia) e la tortora dal collare (streptopelia decaocto) tra le specie cacciabili, oltre a poter addestrare i falchi da predazione con l’utilizzo di fauna selvatica.

Tutte pratiche severamente punite dalla legislazione in vigore, che con tutta probabilità rimarranno tali nonostante la provocazione della Lega. Chi spara a un animale randagio è infatti perseguibile con una pena che può raggiungere i due anni di detenzione. Discorso analogo per le famiglie di volatili chiamate in causa, entrambe protette, e per l’impiego di capi selvatici in fase di addestramento dei falchi.

L’atto di sparare a tortore dal collare e piccioni è fuorilegge, mentre la proposta di cacciare cani e gatti randagi risulta addirittura aberrante. Mentre nelle aule del Parlamento si torna finalmente a discutere in modo serio di come affrontare il tema del randagismo, assistere a simili provocazioni aiuta a comprendere come nel nostro paese ci si trova di fronte a un certo estremismo, non solo venatorio ma anche amministrativo.

Questo il commento alla vicenda di Fulvio Mamone Capria, presidente LAV (Lega Anti Vivisezione).

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