• GreenStyle
  • Consumi
  • Bustine di tè in plastica rilasciano 11 miliardi di microparticelle

Bustine di tè in plastica rilasciano 11 miliardi di microparticelle

Bustine di tè in plastica rilasciano 11 miliardi di microparticelle

Dalle bustine di tè in plastica possono finire nella tazza 11,6 miliardi di microplastiche, l'allerta lanciata dall'American Chemical Society.

Microplastiche nel . Un’ipotesi che sembrava poco verosimile fino a poco tempo fa, ma che ora sta diventando di strettissima attualità. Questo perché alcuni produttori hanno iniziato a commercializzare il loro prodotto utilizzando bustine di plastica al posto di quelle realizzate con la carta. Sarebbero addirittura 11 miliardi le particelle liberate durante una singola infusione.

A condurre lo studio l’American Chemical Society, che per le proprie analisi ha preso in esame quattro popolari marche che utilizzano bustine di plastica per i propri tè. Per i test i ricercatori hanno aperto le bustine e tolto il tè contenuto, inserendole poi all’interno di contenitori di acqua calda per simulare le condizioni tipiche di un’infusione. Secondo i dati ottenuti sono stati rilasciati 3,1 miliardi di nanoplastiche (paragonabili per spessore a un capello) e 11,6 miliardi di microplastiche (mille volte più sottili).

Livelli ritenuti migliaia di volte più elevati rispetto a quelli riscontrati persino nell’acqua in bottiglie di plastica o in altri alimenti secondo Laura Hernandez, tra gli autori dello studio. La ricercatrice si augura che tali conclusioni possano aiutare i consumatori ad avere maggiore consapevolezza al momento di effettuare i propri acquisti, sottolineando infine come si tratta in effetti di “plastica monouso“:

Non c’è bisogno di impacchettare il tè nella plastica, il che al fine della giornata diventa plastica monouso, e quindi contribuisce non soltanto a farvi ingerire plastica, ma anche al fardello di plastica a carico dell’ambiente.

Se da un lato l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha affermato che attualmente non risultano effetti nocivi derivanti dall’assunzione di microplastiche attraverso il consumo di alimenti contaminati, dall’altro la stessa OMS ha dichiarato che tali conclusioni si basano su “informazioni limitate” e che sarebbero necessari studi più ampi e approfonditi.

Fonte: ACS Publications

Seguici anche sui canali social

I Video di GreenStyle

Raccolta beach litter: intervista con Laura Brambilla – Legambiente