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Burro non influisce sulle malattie cardiovascolari secondo uno studio

Burro non influisce sulle malattie cardiovascolari secondo uno studio

Secondo una ricerca della Tufts University di Boston il burro non sarebbe associato all'aumento di malattie di origine cardiovascolare.

Da molti anni il burro, come tutti gli altri grassi saturi, viene demonizzato come un acerrimo nemico della nostra salute. Forse abbiamo dimenticato che anche la Dieta Mediterranea, osannata come la più equilibrata, completa e salutare, ne prevede l’uso e le tradizioni culinarie di alcune zone del nostro Paese ne sono la testimonianza. Ora uno studio dalla Tufts University di Boston arriva a confermare che il burro non è così nocivo come da tempo si sostiene.

L’università statunitense ha preso in esame 9 studi pubblicati dal 2005 in poi, da 15 Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito ed Europa. Un totale di 640.000 persone adulte dai 44 ai 71 anni di età. Sono stati analizzati 28.000 casi di morte, quasi 10.000 casi di malattie cardiovascolari e quasi 24.000 casi di diabete.

Ciò che si è osservato è che una quantità giornaliera di burro pari a 14 grammi (praticamente un cucchiaino) ha una correlazione con l’aumento dei casi di morte pari solo all’1%. Non sembra esserci nessuna correlazione tra consumo di burro e il manifestarsi di malattie cardiovascolari, comprese la malattia coronarica e l’ictus.

Per contro un piccolo campione di risultati ha dimostrato una correlazione positiva tra presenza di burro nella dieta e riduzione del rischio, pari al 4%, di ammalarsi di diabete di tipo 2. Questi sono però dei primi risultati che andranno approfonditi.

Le reazioni del mondo scientifico sono state molteplici e controverse. La dottoressa Laura Pimpin, ad esempio, ricercatrice per lo studio e attualmente impiegata presso il UK Health Forum, ricorda perché il burro può essere associato a condizioni di salute non ottimali:

Le persone che mangiano più burro hanno generalmente diete e stili di vita peggiori, ma (nella ricerca) il burro sembrava avere un effetto piuttosto neutro in generale.

Esistono però anche esperti che ci tengono a specificare come non demonizzare il burro non significa necessariamente invitare a mangiarne di più. Tracy Parker, della British Heart Foundation, specifica:

Anche se i risultati di questa ricerca indicano un’associazione ridotta o neutra tra il consumo di burro e l’aumento del rischio cardiovascolare, non ci danno comunque il via libera per iniziare a mangiare più burro.

Quello che sappiamo è che i grassi sono solo un elemento della nostra dieta. Ci sono molti fattori che causano le malattie cardiovascolari e nessun singolo alimento o nutriente è il solo responsabile di questo.

Pressione alta, alti livelli di colesterolo nel sangue, fumo, sovrappeso e la mancanza di esercizio fisico sono tutti fattori che concorrono al rischio di ammalarsi, soprattutto di patologie di origine cardiovascolare.

Altri studiosi sostengono invece come sia possibile considerare anche il burro, come un elemento di una dieta sana ed equilibrata. Uno di loro è il cardiologo e consulente presso il National Obesity Forum, il dottor Aseem Malhotra, che sostiene:

Questo studio di alta qualità rivela chiaramente che demonizzare il burro per decenni è stato un errore enorme.

Seguo il consiglio che do ai miei pazienti che è quello di, a patto di tagliare il consumo di zucchero e altri carboidrati raffinati, considerare il consumo regolare di burro come parte integrante di una dieta sana.

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