Buco dell’ozono, minimo storico dal 1982: perché c’è da preoccuparsi

Buco dell’ozono, minimo storico dal 1982: perché c’è da preoccuparsi

Il buco dell'ozono ha fatto registrare dimensioni ridotte, paragonabili solo al 1982: tuttavia secondo la NASA ci sarebbe da preoccuparsi, ecco perché.

Il buco dell’ozono ha fatto registrare quest’anno le dimensioni minori dal 1982. Quella che potrebbe sembrare una buona notizia nasconderebbe però alcune preoccupanti condizioni, a cominciare da quella che ha innescato il minore “consumo” di tale gas. Non un reale miglioramento della situazione, ma un incremento anomalo delle temperature della stratosfera sopra l’Antartide.

Ad affermarlo sono alcune rilevazioni compiute dalla NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) e dalla NASA (National Aeronautics and Space Administration), l’ente spaziale statunitense. Secondo gli esperti USA il buco dell’ozono si forma in corrispondenza del tardo inverno sopra l’emisfero australe, raggiungendo di norma circa 8 milioni di miglia quadrate (circa 20,7 milioni di km quadrati). Nel 2019 la dimensione massima è stata di 6,3 miglia quadrate (16,3 km2), scendendo poi fino a 3,9 miglia quadrate (10,1 chilometri quadrati).

Pur non risultando evidenze che colleghino direttamente la riduzione del buco dell’ozono ai cambiamenti climatici, gli esperti statunitensi sottolineano come tale restringimento non rappresenti un segnale relativo a un miglioramento generale della situazione. Ha affermato Paul Newman, Goddard Space Flight Center NASA:

È un’ottima notizia per l’ozono nell’emisfero australe, ma è importante riconoscere che ciò che stiamo vedendo quest’anno è dovuto alle temperature stratosferiche più calde. Non è un segnale che l’ozono atmosferico sia improvvisamente sulla buona strada per il recupero.

Nel frattempo proprio in Antartide sono state registrate nuove crepe all’interno del ghiacchiaio di Pine Island, tra le distese di ghiaccio maggiori dell’area occidentale. In particolare destano attenzione le due grandi fratture registrate a inizio 2019, che hanno raggiunto ora la lunghezza di 20 chilometri. La scoperta è stata fatta dai satelliti Sentinel-1 e Sentinel 2 dell’ESA, l’Agenzia spaziale europea. Ha dichiarato Mark Drinkwater, a capo della Divisione Scienze della Terra e della Missione Copernicus:

Queste nuove divisioni sono apparse poco dopo la grande rottura dell’iceberg B46 lo scorso anno. Il monitoraggio invernale di Sentinel-1 sul loro progressivo ampliamento, indica che presto un nuovo iceberg di proporzioni simili si scioglierà.

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