Birra: i falsi miti più diffusi

Birra: i falsi miti più diffusi

Fonte immagine: Beer via pixabay

La birra è una bevanda molto amata, ma sul suo conto circolerebbero numerosi falsi miti: ecco quali sono i più comuni e da dove hanno origine.

Il consumo di birra è aumentato negli ultimi anni: i dati raccolti nel 2017 dimostrano come, in Italia, la scelta della bevanda sia aumentata del 10.6% rispetto all’anno precedente, sebbene lo spazio per conquistare ulteriori quote di mercato sia ancora ampio. L’orientamento dei consumatori si conferma piuttosto costante nei confronti delle birre standard e premium, mentre sorprende positivamente il sempre maggiore interesse per quelle cosiddette “speciali”, che registrano una crescita pari al 19.8% rispetto al 2016.

Oggi il consumatore è sempre meglio informato e dimostra di avere una maggiore attenzione alla scelta della qualità della birra, orientando spesso le sue preferenze verso i birrifici artigianali. In un periodo di falsi miti su cibo e bevande, anche la birra non poteva che esserne coinvolta: anche tra le crescenti schiere di appassionati ci sono false credenze che resistono.

Vediamo quali sono i falsi miti più diffusi e cerchiamo di fare chiarezza tra le diverse informazioni che ogni giorno riceviamo dai vari canali, amici e conoscenti compresi.

Le birre scure sono più forti?

Beers

Prima di tutto, occorre chiarire il significato di “più forte”, talvolta espresso anche con la formula “più pesante”. L’indicazione generica si riferisce a un maggiore contenuto alcolico e di calorie rispetto alle più semplici e comuni lager. A determinare il colore della birra è la scelta del tipo di malto: la tinta non è quindi un indice di grado alcolico. Semmai, nel caso di malti scuri tostati, le birre potrebbero avere un profilo aromatico più intenso apprezzato solo da alcuni consumatori.

Le birre scure sono anche falsamente accusate di avere un carico calorico tale da poter sostituire completamente un pasto: si tratta, anche in questo caso, di una falsa credenza. Una pinta di birra irlandese, ossia 560 ml, apporta circa 170 calorie: molte meno di quelle di un pasto e senza dubbio con un apporto nutrizionale non comparabile. Il colore della birra, infine, ha nulla a che vedere con il grado alcolico: la Guinness, una delle scure più note, ha solo circa il 4% di alcol.

La birra calda è cattiva?

Beer beverage

Ci sono molti malintesi associati alla temperatura di questa bevanda. La temperatura di servizio corretta di una birra è un argomento discusso con poco consenso. Diverse considerazioni oggi confortano il consumatore nel fare una scelta di gusto personale, sebbene esista un certo accordo sul fatto che il servizio e la mescita siano elementi fondamentali per esaltare alcune caratteristiche organolettiche della bevanda.

La questione della temperatura si inserisce in un più ampio capitolo, che include la scelta del bicchiere e la modalità di mescita, che deve permettere lo sviluppo della giusta quantità di schiuma. In riferimento alla temperatura di servizio, si dovrebbe fare una distinzione in base al tipo di birra:

  • le birre lager leggere andrebbero consumate a 5-6°C;
  • weisse, weizenbier e lambic aromatizzate a 7-8°C;
  • pilsner, lager europee e scure a 9-10°C;
  • ale, stout inglesi, irlandesi e birre belghe a 10-12°C;
  • strong ale e trappiste a 11-15°C.

Si tratta di indicazioni che, in condizioni normali, sono difficilmente ottenibili perché nella maggior parte dei casi la cella refrigerata è unica.

La birra artigianale è più amara?

Si tratta di una falsa credenza, in quanto il gusto più o meno amarognolo di questa bevanda dipende dalla quantità e dalla varietà di luppolo. Le IPA, le India Pale Ale, sono tra le “luppolate” più note e, come ogni birra che si rispetti, vedono una storia ricca di supposizioni e miti. Il nome, ad esempio, molto probabilmente non è stato usato per la prima volta a Londra, ma in una pubblicità australiana del 1829. L’elevata quantità di luppolo non veniva aggiunta tanto a scopo conservante per consentirne l’esportazione, più semplicemente per gusto sin dagli inizi della sua produzione.

La birra stimola la produzione di latte?

A questo proposito, i dati raccolti nel Dipartimento dell’Agenzia Sanitaria di Valencia hanno dimostrato che il consumo di birra, meglio se analcolica, può anche essere inserito nella dieta di una mamma che allatta e che apporta anche una certa quantità di antiossidanti, ma non ha una influenza diretta sulla quantità di latte prodotta.

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