BioFuelBox: biodiesel dagli scarti dell’olio alimentare

BioFuelBox: biodiesel dagli scarti dell’olio alimentare

La ricerca di nuove materie prime da utilizzare è un passo fondamentale per valutare la convenienza economica e ambientale della produzione di biocarburanti, troppo spesso accusati di essere in competizione con il tradizionale mercato alimentare. Per questo motivo sono sempre di grande interesse iniziative innovative di Start Up del settore, in particolar modo quelle che […]

La ricerca di nuove materie prime da utilizzare è un passo fondamentale per valutare la convenienza economica e ambientale della produzione di biocarburanti, troppo spesso accusati di essere in competizione con il tradizionale mercato alimentare.

Per questo motivo sono sempre di grande interesse iniziative innovative di Start Up del settore, in particolar modo quelle che rivolgono la loro attenzione per reperire materie prime tra i rifiuti, alimentari, industriali o dell’agricoltura.

È questo il caso di BioFuelBox, giovane società californiana, la cui scommessa per la produzione di biodiesel sta maturando ottimi risultati, avendo avviato nei giorni scorsi la sua prima raffineria da 4,5 milioni di litri annui di produzione, cui presto ne seguiranno altre 9, attualmente in fase di progettazione.

La materia prima in questione sono gli scarti grassi e di oli alimentari, di provenienza privata, da piccole attività (ristoranti), o da impianti industriali (oli utilizzati nella produzione di cibi precotti). L’interesse alla trasformazione di questa sostanza è sempre stato frenato fino ad ora dagli eccessivi costi di trasporto, stoccaggio e trasformazione in carburante dei materiali, che hanno sempre reso poco competitivo un simile sistema di produzione.

Il sistema messo a punto dalla società californiana permette invece di ovviare ad entrambi i problemi, grazie ad una tecnologia (Novostream) in grado di trasformare in biodiesel oli impuri a un costo ridotto e in limitate quantità. Quest’ultimo fattore è determinante in quanto permette di ridurre o azzerare i costi di trasporto e di stoccaggio degli oli da lavorare. Pertanto le raffinerie sono realizzate in posizioni strategiche, in rete (anche grazie a semplici tubature) con i fornitori (ristoranti, fabbriche, ecc), per permettere un flusso e una lavorazione continui delle materie prime.

Il sistema chiaramente è lontano dall’essere utilizzato nelle zone nostrane, dove in generale la produzione e il consumo di biocarburanti occupano una fetta di mercato di rilievo limitatissimo. Ciò nonostante è un’interessante esempio di come questa controversa tecnologia riesca ad ottenere nel mondo risultati interessanti che cercano di riconfermarla come attendibile soluzione alternativa all’economia del petrolio.

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