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Berlusconi: PIL basso colpa degli ecologisti, si torni al nucleare

Berlusconi: PIL basso colpa degli ecologisti, si torni al nucleare

Berlusconi rilancia il nucleare ed accusa l'ambientalismo di sinistra di essere una delle cause della lenta ripresa italiana

Il presidente del consiglio italiano, Silvio Berlusconi, in conferenza stampa, a seguito della fiducia incassata per il decreto “Milleproroghe“, ha spiegato il motivo per cui l’Italia non riesca ad avere un PIL in linea con gli altri paesi europei – Francia e Germania in testa. Si tratterebbe dell’arretratezza cronica delle nostre infrastrutture, a sua volta causata dalla burocrazia, dall’ingente debito pubblico ereditato dai precedenti governi e delle attività dei soliti “ecologisti di sinistra“.

Il governo però non intende cedere a queste sirene “verdi” e avrebbe già intrapreso il cammino migliore per il progresso del paese, progresso che passa con il renderlo per prima cosa autosufficiente energeticamente:

Abbiamo ereditato un sistema di energia per cui compriamo all’estero tutta l’energia che serve alle famiglie e alle imprese. Questo ci produce un costo che va dal 30 al 50% (in Sardegna) rispetto agli altri paesi. Rispetto, ad esempio, alla Francia che si è dotata di centrali nucleari con cui produce l’85% dell’energia che consuma. Questo è qualcosa che noi abbiamo, per ora, tentato di mettere in una situazione di sicurezza diversificando le forniture di energia che abbiamo dai vari paesi, ma che dobbiamo affrontare ritornando al nucleare.

Fa un po’ impressione sentire che in Italia l’arretratezza sia colpa degli ecologisti, dopo decenni di scempi ambientali e infrastrutture inutili – si pensi, semplicemente, a quanti soldi sono stati sprecati per fare di Malpensa il secondo HUB aeroportuale italiano. Eppure, il governo sembra fare sul serio, visto i tagli imperiosi imposti, in questi giorni, al Ministero dell’Ambiente.

In dettaglio, la sforbiciata del duo Tremonti-Berlusconi fa passare il finanziamento da 737,8 milioni del 2010 ai 554,2 del 2011. Per poi togliere in media una decina di milioni l’anno nel biennio 2012-2013. Tagli anche per il settore d’intervento “Sviluppo sostenibile e tutela del territorio dell’ambiente”, per cui si passa da 901,3 milioni del 2010, ai 718,3 milioni di quest’anno, fino ai 699,5 milioni del 2013.

E se Milano muore sotto lo smog, il governo riduce anche lo stanziamento per la “prevenzione e riduzione integrata dell’inquinamento” (da 70.8 milioni a soli 23,7) e per il programma “Sviluppo Sostenibile”. Ed, intanto, le uniche voci in aumento fra tutte le spese si registrano per il Ministero della Difesa (ma pochissimo) e per quello delle Infrastrutture. Che siano i soldi per le centrali nucleari, non è dato saperlo, ma è difficile che il dubbio non sorga.

Siamo, quindi, di fronte ad un progetto politico non privo di coerenza fra quanto si dichiara e quanto si fa (o si taglia). Peccato, che tutte le lotte che sorgono sul territorio vengano, come sempre, scavalcate e ridotte ad “ecologismo di sinistra” che blocca lo sviluppo. La storia di questo paese, fatta di eco-mafie, abusivismi, devastazione del territorio dovrebbe insegnarci che i nostri problemi non possono essere misurati solo dal numero di watt acquistati dalla Francia. E peccato che in futuro il nostro paese, senza un serio investimento sulla tutela dell’ambiente, rischi seriamente di diventare un luogo invivibile. Forse è proprio questa idea di “sviluppo” che andrebbe rimessa in discussione, con buona pace del “realismo politico” di destra e di sinistra.

Infine, fa pensare il fatto che il “nucleare” sia stato presentato da Berlusconi come una decisione presa, su cui il governo già lavora, anche se con tempi lunghi. Viene dunque scavalcato il referendum abrogativo che potrebbe permettere presto agli italiani di dire STOP all’azione governativa su questo fronte. L’impressione è che, anche stavolta, il fronte del NO al referendum sia più interessato a non far passare il quorum, che non a vincerlo. A nostro parere, questo sarebbe un comportamento gravissimo.

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