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Batterio New Delhi: come si trasmette, Italia Paese ad alto rischio

Batterio New Delhi: come si trasmette, Italia Paese ad alto rischio

Prosegue l'allerta batterio New Delhi in Toscana, mentre l'ISS fa il punto sulle modalità di trasmissione e i rischi per l'Italia.

Prosegue l’emergenza in Toscana per il super batterio New Delhi. Secondo le autorità sanitarie sono 31 le morti collegate alla diffusione dell’agente patogeno, mentre i ricoveri ospedalieri hanno superato i 700 casi. Informazioni più specifiche arrivano sul fronte delle modalità di diffusione del batterio, con l’Italia che emerge in tal senso come Paese ad alto rischio.

Sulla questione batterio New Delhi è intervenuto anche l’Istituto Superiore di Sanità. Attraverso le parole di Giovanni Rezza, direttore del dipartimento di Malattie infettive dell’ISS, l’istituto ha reso note le modalità di diffusione dell’enzima “New Delhi Metallo beta-lactamase” (Ndm):

Il New Delhi è un ceppo nuovo di Klebsiella, un batterio multiresistente ai farmaci che in passato ha colpito tanti nostri ospedali. Questi microrganismi si trasmettono attraverso le mani degli operatori sanitari o procedure mediche invasive, ferite, il contatto con dispositivi medici infetti o feci dei pazienti colonizzati. Anche un paziente che passa da un ospedale all’altro lo può diffondere.

I particolari rischi per la salute pubblica a cui va incontro l’Italia sono legati al fatto che il Bel Paese è tra le nazioni europee a più alto tasso di antibiotico-resistenza. Ciò costringe i medici alla continua ricerca di nuovi cocktail di antibiotici per superare le difese di batteri ormai selezionati per la loro capacità di sopravvivere ai farmaci. Ha proseguito Rezza:

Finora in Italia era stato sporadico, ma se trova le condizioni per circolare, scarsa igiene degli ambienti per esempio e uso poco prudente degli antibiotici, l’ospedale da luogo protetto di cura diventa un posto potenzialmente pericoloso.

Ha sottolineato le difficoltà di intervento e le nuove misure messe in atto per limitare la diffusione del batterio New Delhi anche il prof. Francesco Menichetti, membro della task force ministeriale e a capo del reparto di Malattie infettive dell’Azienda ospedaliero-universitaria pisana:

Per controllare la diffusione del batterio abbiamo esteso la sorveglianza attiva delle colonizzazioni nei pazienti, che già facevamo nella terapia intensiva, a tutti i reparti più delicati. Quello di oncologia, ematologia, trapianti e anche di medicina interna. Lo screening si esegue con un tampone rettale. Inoltre abbiamo rafforzato le misure di isolamento da contatto. Come l’obbligo di indossare copricamice, guanti, calzari e mascherina per chi assiste il malato e l’obbligo di lavarsi le mani ogni volta.

Il batterio multiresistente colpisce i pazienti più deboli. Il 50 per cento sono malati di cancro. In generale le vittime sono anziani, immunodepressi, trapiantati, chi ha malattie concomitanti come cardiopatia e diabete. Quando si rivelano inefficaci gli altri farmaci si procede con un cocktail di altri antibiotici finché il paziente non reagisce.

Fonte: Il Fatto Quotidiano

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