Batterie ad alte prestazioni da scarti di ottone e acciaio

Batterie ad alte prestazioni da scarti di ottone e acciaio

Fonte immagine: Alexas_Fotos

Dalla Vanderbilt University, batterie ad alte prestazioni prodotte dagli scarti di ottone e acciaio, utilizzano idrossido di potassio come elettrolita.

La tecnologia attuale che riguarda il mondo delle batterie è sempre più alla ricerca di nuovi materiali per arrivare ad un prodotto a minor impatto ambientale, in cui l’efficienza sia però garantita e che riesca allo stesso tempo ad avere meccanismi di funzionamento semplici, tanto semplici da poter essere facilmente riprodotti.


Questa è la nuova frontiera: una batteria, realizzata possibilmente a partire da materiali di scarto, che ciascuno possa realizzare a casa propria, riuscendo a rendersi più indipendente dalla rete elettrica. Un team di ricercatori della Vanderbilt University (Nashville, Tennessee) è riuscito a realizzare una batteria creata con scarti di due dei metalli più comuni: acciaio e ottone.

Hanno utilizzato come elettrolita una soluzione di idrossido di potassio, una sale a basso costo che si può trovare comunemente in commercio anche se di solito viene utilizzato in ambito industriale. I risultati ottenuti dai loro studi sono stati spiegati in un articolo uscito sulla rivista scientifica ACS Energy Letters, con il titolo “From the Junkyard to the Power Grid: Ambient Processing of Scrap Metals into Nanostructured Electrodes for Ultrafast Rechargeable Batteries”.


Un sistema quindi che, con le dovute attenzioni, può essere replicato all’interno delle proprie mura domestiche, anche perché non ha bisogno di temperature elevate, e che per di più, raggiunge livelli di efficienza da top di gamma: si riesce ad arrivare a tensioni fino a 1.8 V e a densità di energia fino a 20 Wh/kg.

Particolare attenzione merita la longevità del congegno: questa batteria è stata testata per 5.000 cicli di ricarica consecutivi, corrispondenti a 13 anni di ricarica quotidiana, e ha dimostrato di mantenere il 90% della capacità originaria fino alla fine.

Il merito della qualità di queste performance, secondo gli esperti, è dell’anodizzazione: con questo processo si creerebbero delle “reti di dimensioni nanometriche di ossido metallico” che reagirebbero con l’elettrolita immagazzinando e rilasciando energia. Nel documento pubblicato si legge:

La semplicità di questo approccio, portato avanti con l’utilizzo di prodotti chimici comunemente disponibili in una famiglia, permette un semplice percorso verso il recupero a livello locale, la trasformazione e l’assemblaggio di sistemi di storage che fanno riferimento a materiali che altrimenti sarebbero scartati.

Questi materiali, invece di pesare sull’ambiente come rifiuti, diventerebbero risorse preziose per un efficiente uso dell’energia, non solo a livello della singola famiglia, ma anche della comunità, dando nuove possibilità per l’alimentazione energetica off-grid.

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