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Balene nel Mediterraneo: è allarme reti, plastica e virus

Balene nel Mediterraneo: è allarme reti, plastica e virus

Fonte immagine: Pixabay

Balene nel Mediterraneo sempre più minacciate: la sopravvivenza è messa a dura prova da reti da pesca, plastica e dal virus del morbillo.

La sopravvivenza delle balene del Mediterraneo è sempre più messa a dura prova. E la responsabilità è per la gran parte dell’uomo. È quanto rivela il nuovo rapporto di Greenpeace sullo stato di salute dei grandi cetacei e sul loro spiaggiamento sulle coste italiane. Uno studio affidato al Dipartimento di Biomedicina comparata dell’Università di Padova, pubblicato in occasione della Giornata Mondiale per la Conservazione della Natura. Reti, plastica e nuovi virus: sono queste le principali minacce per il futuro delle balene.

Il fronte che sta maggiormente preoccupando gli esperti è proprio quello dei virus. I veterinari hanno notato un aumento nella diffusione del morbillo dei cetacei, incentivato da “altri stress ambientali”. Dopo le gravi epidemie di stenelle tra il 1990 e il 2008, così come riferisce Repubblica, l’infezione è tornata prepotentemente fra i cetacei. Ben cinque capodogli su sei, fra quelli spiaggiati in Italia nel corso del 2019, sono infatti risultati positivi al morbillo.

Non solo malattie, tuttavia. Almeno un quarto di tutti i cetacei rinvenuti morti sulle spiagge italiane ha perso la vita a causa dell’uomo. Sono molto frequenti i casi di animali rimasti intrappolati nelle reti da pesca, sia abbandonate che illegali, così come anche la contaminazione da plastica. Molte balene ingoiano infatti questi rifiuti, scambiandoli per prede: la plastica si accumula nell’apparato digerente impedendo l’assorbimento delle sostanze nutritive, danneggiando tessuti e organi e causando infezioni.

Giorgia Monti, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace, ha espresso sentita preoccupazione per lo scenario emerso dalla ricerca:

Non possiamo permettere che attività illegali e il degrado ambientale causato dall’uomo, a partire dall’inquinamento da plastica facciano scomparire questi animali dai nostri mari. La vulnerabilità dei cetacei a un virus dipende anche dallo stress causato da un ambiente malato, l’uomo è quindi complice di questa epidemia.

Greenpeace e l’Istituto Thethys hanno pertanto inoltrato una lettera al Ministro Teresa Bellanova, per richiedere misure più stringenti contro il fenomeno delle spadare: le reti illegali che, soltanto pochi giorni fa, hanno intrappolato due capodogli alle Eolie.

Fonte: Repubblica

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