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Auto elettriche: intervista a Gareth Dunsmore, Electric Vehicle Director di Nissan Europe

Auto elettriche: intervista a Gareth Dunsmore, Electric Vehicle Director di Nissan Europe

Intervista con il responsabile dei veicoli elettrici di Nissan Europe: le basi sono infrastruttura e incentivi, ora l’Italia ha entrambi.

Nissan è stata la prima casa automobilistica a credere nella mobilità elettrica e a far crescere il mercato elettrico, anche in Italia. Nel 2018 la casa giapponese ha raggiunto il 35% del mercato con la nuova Leaf, triplicando i volumi dal 2018 al 2019, e il 47% del mercato col van e-NV200. Per il prossimo anno il gruppo si aspetta una crescita ulteriore con il superamento delle 4mila unità di veicoli elettrici venduti nel nostro Paese, grazie anche agli incentivi statali approvati con l’ultima legge di bilancio.

Dal canto suo, Leaf è davvero lo standard del settore: è stata l’auto elettrica più venduta in Europa con 40mila unità e in Italia con 1.500 ma in generale è il veicolo elettrico più venduto di sempre in tutto il mondo con oltre 380mila unità dal lancio della prima serie nel 2010.

Eppure, nonostante la strada dell’elettrificazione appaia ormai segnata – tutte le case hanno uno o più modelli pronti, addirittura gamme comprendenti modelli solo elettrici – gli ostacoli alla diffusione delle vetture elettriche rimangono molti. Se alcuni Paesi viaggiano a vele spiegate, vedi il caso norvegese (a proposito, lì di Leaf ne sono state vendute 12mila solo nel 2018), in Italia sono stati venduti nel 2018 appena 4.948 veicoli sui quasi due milioni di nuove immatricolazioni. Poco meglio per le ibride (81.657) mentre le ibride plug-in, cioè ricaricabili anche dalle colonnine, convincono ancora meno delle full electric. Ma lo scorso anno gli incentivi erano nell’aria e gli italiani erano dunque in attesa di risparmiare qualche euro.

Per uno sviluppo ulteriore della mobilità elettrica nel nostro Paese serve dunque una stretta collaborazione tra diversi player del settore, dalle case automobilistiche alle utilities fino agli enti pubblici. Ma anche il lavoro sui veicoli. Gli italiani sono per esempio molto attenti alle prestazioni, all’accelerazione e all’esperienza di guida in generale e le auto elettriche hanno proprio in questi aspetti il loro punto di forza. Nissan ci ha puntato molto con la Leaf, che va da 0 a 100 in 7 secondi, ha un baricentro di circa 4 cm più basso rispetto ad una vettura dello stesso segmento garantendo così una maggiore stabilità, non ha vibrazioni e ha un’ottima guidabilità. Senza dimenticare le tecnologie per la mobilità intelligente come la Invisible-to-Visible vista all’ultimo Ces di Las Vegas, una soluzione di connettività di bordo che coniuga mondo reale e mondo virtuale.

Sempre alla grande fiera del Nevada il brand nipponico ha presentato due nuove versioni del suo fiore all’occhiello elettrico. La Leaf 3.Zero, con batteria da 40 kWh, rinnovata con un sistema di infotainment con schermo da 8 pollici dotato di ulteriori servizi di connettività (da 42.080 euro) e la Leaf e+ 3.Zero Limited Edition, con batteria da 62 kWh, presenta rispetto alla versione precedente più potenza con 160 kW (217 CV), una maggiore percorrenza (+40%) con un’autonomia nel ciclo combinato WLTP che passa da 270 km a 385 km con una singola ricarica (da 49.150 euro).

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Fonte: Nissan Gareth Dunsmore – Electric Vehicle Director Nissan Europe

Artefice del successo della Leaf è stato Gareth Dunsmore, classe 1980, il britannico è in Nissan da 12 anni e al momento ricopre la carica di “Electric vehicle director” di Nissan Europe, un ruolo che tocca tre aree principali: infrastrutture, attività di vendita e attività di marketing per i veicoli elettrici. I suoi obiettivi sono aumentare le vendite, lanciare nuovi modelli EV, farli conoscere e, impresa più dura di tutte, stimolare un cambiamento in termini culturali, fatto di abitudini e nuove competenze. Un ruolo nel quale Dunsmore è stato a stretto contatto con la divisione di Nissan che si occupa degli affari esterni, cioè il braccio operativo che parla con i governi europei sottolineando l’importanza degli investimenti nelle infrastrutture di ricarica. Chi meglio di lui, che ha risposto alle domande di Green Style, per capire dove sta andando la mobilità elettrica in Italia ed Europa.

Le vendite di veicoli elettrici stanno crescendo rapidamente in Europa ma ci sono ancora grandi differenze fra Paesi del Nord e del Sud del continente. In Italia, in particolare, il volume totale delle vendite è davvero piccolo: quali sono le aspettative per il nostro Paese nei prossimi anni?

“Le cose cambiano in fretta. Basta dare uno sguardo veloce ai mercati del Nord e alla loro incredibile progressione. Solo un paio di anni fa il quadro era diverso, anche se a onor del vero il contesto era perfetto, considerando i forti incentivi governativi alla motorizzazione elettrica. Lo stesso può accadere al Sud Europa, dall’Italia alla Francia del Sud fino alla Spagna. Basti pensare al progetto Eva+ grazie al quale, dopo un lungo confronto con i governi e con altri partner, stiamo di fatto costruendo un’autostrada elettrica che va dal Sud Italia all’Austria con oltre 200 punti di ricarica. In questo modo, offrendo soluzioni concrete, la più grande paura dei guidatori, quella di scaricare la batteria, scompare: mostriamo alle persone che possono guidare senza problemi da Roma a Milano. Già in questo momento. D’altronde è pur vero che diversi pubblici possono avere ragioni diverse che spingono all’acquisto di un’auto, penso al concetto di proprietà degli italiani che altrove è più debole da tempo o alla loro voglia di guidare un’auto reattiva e potente, cosa che sarà possibile con la nuova Leaf”.

Quali sono i fattori di crescita chiave per il nostro mercato? Tutto riguarda le nuove leggi o i produttori possono fare altro per accendere davvero il mercato delle elettriche in Italia?

“In generale, le condizioni di base sono le infrastrutture e gli incentivi governativi a cambiare veicolo per uno pulito e, nel medio-lungo periodo, più conveniente. Abbiamo lavorato molto in questi anni anche sul lato culturale con i nostri programmi, gli showcase, le dimostrazioni, per esempio con i nostri partner italiani come Enel. Penso a come abbiamo raccontato il divertimento della guida elettrica, la ricarica a seconda delle diverse esigenze, il lavoro con la Formula E che porta nel cuore delle metropoli i bolidi elettrici. A Roma, nel weekend del 13 aprile, mostreremo ancora la nostra Leaf così come faremo nel corso delle altre tappe europee: Parigi, Monaco, Berlino, Berna Si tratta insomma di una narrazione a 360 gradi orientata a un salto culturale”.

La crescita delle auto elettriche conduce a una carenza di batterie e le case automobilistiche non riescono a sopperire alla domanda: qual è la strategia di Nissan in merito?

“Il problema non sta nelle materie prime ma ovviamente nella lavorazione. In ogni caso, abbiamo fortemente tagliato i tempi di attesa per la consegna delle Leaf: ormai nel giro di due o tre mesi possiamo soddisfare l’ordine grazie alle fabbriche di batterie aperte ormai anni fa a Sunderland, nel Regno Unito, a Smyrna, in Tennessee e a Oppama, in Giappone. Saremo in grado di tenere i ritmi anche al crescere degli ordini”.

Dal punto di vista italiano, in un Paese in cui anche il rumore del motore continua a essere uno dei fattori chiave per la scelta di un’auto, dove dovrebbe investire la filosofia elettrica, dati per scontati gli aspetti economici e di sostenibilità? Come convincere un utente a comprare un’auto elettrica?

“La vera sfida è offrire ai clienti l’offerta giusta al momento giusto. Abbiamo già detto delle infrastrutture, che significa anche ripensare piano piano quelle cittadine e aggiornare le reti energetiche oltre che le modalità di approvvigionamento, un lavoro che continuerà in modo più intenso nel 2020, ma bisogna viaggiare anche verso un nuovo mondo. Cioè verso la considerazione dell’auto elettrica come centro di un ecosistema energetico di interscambio con la rete, la nostra filosofia Vehicle-to-grid. Come Nissan ci sentiamo al vertice, siamo l’avanguardia, ma senza dubbio se il mercato si allargherà non potrà che beneficiarne tutto il settore della mobilità pulita”.

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