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Auto elettriche: colonnine obbligatorie in edifici, incentivi in arrivo

Auto elettriche: colonnine obbligatorie in edifici, incentivi in arrivo

Un emendamento del Decreto Sviluppo impone le colonnine di ricarica per le auto elettriche nei nuovi edifici commerciali dal 2014. Ma i dubbi non mancano.

A partire dal 1° giugno 2014 gli edifici non residenziali di nuova costruzione dalla superficie di almeno 500 metri quadri dovranno avere una o più colonnine di ricarica per le auto elettriche. Uffici, negozi e altre attività commerciali o industriali, quindi, apriranno la strada alla diffusione delle auto ecologiche.

La novità è prevista da un emendamento al Decreto Sviluppo, attualmente in discussione alla Camera, che per incentivare lo sviluppo della mobilità sostenibile stanzia anche 210 milioni di euro in tre anni (dal 2012 al 2014). Soldi pubblici, molto pochi a dire il vero, che serviranno per abbattere i costi sia delle auto elettriche che delle colonnine di ricarica.

Riguardo all’obbligo per gli edifici, invece, nell’emendamento viene previsto che siano le Regioni a normare l’applicazione della legge nazionale. Partendo però dal presupposto che le infrastrutture di ricarica debbano essere sempre considerate opere di urbanizzazione primaria, cioè esenti dal contributo di costruzione. I dettagli sui quali dovranno lavorare le Regioni, invece, riguardano soprattutto le modifiche da apportare agli strumenti di programmazione urbanistica. Bisognerà, in pratica, aggiornare i PRG inserendo il nuovo obbligo per le attività commerciali, industriali e gli uffici.

Tutto questo in pochissimo tempo, appena due anni, e dimenticando un particolare fondamentale: di colonnine di ricarica ce ne sono di vari tipi e di diverse tecnologie, non esiste uno standard al quale fare riferimento. Può capitare, così, che una azienda costruisca un capannone nuovo (pensiamo ad esempio alle centinaia di aziende rimaste senza sede in Emilia Romagna a causa del terremoto e che, presumibilmente, nei prossimi anni ricostruiranno i capannoni) e installi una o più colonnine di ricarica che nessuno utilizzerà mai.

Perché, semplicemente, sono incompatibili con la propria auto elettrica. C’è da chiedersi, poi, se i costruttori di auto siano stati interpellati prima di scrivere l’emendamento pro auto elettriche. Non è un mistero, infatti, che ogni costruttore punti a spingere la propria tecnologia di ricarica e il motivo è semplice: il costo delle colonnine va aggiunto a quello dell’auto. Ciò vuol dire che, se compro macchina e colonnina di Renault (giusto per fare un esempio), quando voglio cambiare auto sarò spinto a comprare una nuova Renault perché altrimenti dovrei cambiare anche la colonnina di ricarica.

Ma non solo, perché in questo discorso vanno inserite anche le società che vendono energia elettrica. ENEL, ad esempio, ha recentemente stretto un accordo proprio con Renault per lo sviluppo congiunto di un sistema di ricarica veloce con colonnine da 43 Kw di potenza, in grado di ricaricare l’80% della batteria in mezz’ora.

Mettiamo, quindi, che io sia un costruttore edile e voglia realizzare un centro commerciale nel 2015. Mettiamo che voglia scegliere la tecnologia ENEL-Renault per le colonnine e le auto di quest’ultima per la mia flotta aziendale. Che succede se, dopo qualche anno, mi viene in mente di cambiare fornitore elettrico o, peggio ancora, aggiornare il parco auto con modelli di un altro costruttore?

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