Atac, il referendum sulla liberalizzazione era valido

Atac, il referendum sulla liberalizzazione era valido

Fonte immagine: Wikipedia

Il quorum del 33% non era applicabile, in quanto abrogato il giorno stesso dell’indizione del voto.

Una piccola bomba sull’Atac. Ricordate il referendum dello scorso anno promosso dai Radicali di Riccardo Magi sulla messa a bando del trasporto pubblico? Bene, il Tar del Lazio ha stabilito che l’applicazione del quorum non era legittima. Dunque, nonostante abbia votato solo il 16,4% degli aventi diritto – anche per la campagna per il “No” dell’amministrazione capitolina – la consultazione è da ritenersi valida. E il “Sì” alla liberalizzazione va dunque considerato vincente, visto che all’interno di quella ristretta soglia di votanti la percentuale di voti positivi, favorevoli alla rivoluzione per i trasporti pubblici, aveva stravinto col 75%.

Il quorum del 33%, previsto dallo statuto del Comune, non era stato raggiunto. Il referendum fu dunque considerato non valido. Gli organizzatori hanno tuttavia contestato fin da subito la legittimità di quella soglia: il quorum era stato abolito dallo stesso Comune di Roma il 30 gennaio 2018, il giorno stesso in cui era stata emessa l’ordinanza per indire il voto, al fine di allinearsi alle indicazioni europee. Bel pasticcio. La seconda sezione del Tar ha infatti accolto il ricorso, concludendo che l’amministrazione comunale avrebbe dovuto promulgare il risultato del referendum in base ai voti espressi da 386.785 cittadini romani. Con gli effetti che derivano dalla disciplina di riferimento.

L’eliminazione del quorum disposta con la delibera n. 5 del 2018 – spiega la sentenza – con il dichiarato scopo di conformare la disciplina comunale ai principi espressi dal Codice di buona condotta sui referendum adottato dalla Commissione europea per la Democrazia attraverso il Diritto, che considera con sfavore la sussistenza di soglie e percentuali minime determinanti una sostanziale assimilazione degli elettori che si astengono a quelli che esprimono un voto negativo dispiega la sua incidenza proprio nella fase di indizione delle consultazioni”. Insomma, anche l’Europa lo dice: la presenza di un quorum porta automaticamente tutti gli astenuti dalla parte del “No”. Quando ovviamente non è così: ci sono il disinteresse, lo sconforto, la mancata informazione, l’ostruzionismo. Chi vota deve vedere valorizzata la propria partecipazione.

Il referendum aveva valore puramente consultivo ma la situazione ovviamente cambia. Non tanto per quanto potrà accadere ad Atac – nulla – quanto per la responsabilità politica della prima cittadina Virginia Raggi. Che si articola in due passaggi. Il primo: aver di fatto scoraggiato il voto, puntando proprio sulla difficoltà di toccare il 33% del quorum, ha di fatto compromesso la tornata, probabilmente disincentivando molti cittadini dal recarsi alle urne. Secondo: la sindaca disse dell’Atac, poco dopo la chiusura delle urne, che “i romani la vogliono pubblica”. L’interpretazione più corretta, invece, sarebbe stata un’altra: chi ha votato la vorrebbe in corsa con altri soggetti per un servizio degno di una capitale europea. Discorso diverso, e tutto politico, valutare se quei 386mila cittadini meritino il rispetto dovuto.

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