Arsenico nell’acqua: risarcimenti in arrivo secondo Codacons

Arsenico nell’acqua: risarcimenti in arrivo secondo Codacons

L'arsenico nell'acqua potrebbe tornare presto nelle aule dei tribunali. Secondo il Codacons l'allarme dell'OMS faciliterà le richieste di risarcimento.

La presenza di arsenico nell’acqua potrebbe avere presto nuove conseguenze. Questa volta legali secondo quanto affermato dal Codacons, che vede nella serie di ordinanze emesse lo scorso 1 gennaio, ma soprattutto nell’allarme lanciato dall’OMS, un vero e proprio via libera ad una pioggia di richieste di risarcimento. Sono oltre 30 nella sola Regione Lazio i Comuni che hanno vietato l’uso alimentare dell’acqua pubblica, mentre il problema riguarda in varia misura anche Lombardia, Toscana, Trentino Alto Adige e Umbria.

>>Leggi quali sono i Comuni nel Lazio che hanno vietato l’uso di acqua pubblica

Una prima serie di ricorsi presentata dal Codacons era stata accolta nella prima metà del 2012, quando 2000 cittadini avevano visto riconosciuto un riconoscimento simbolico di 100 euro. Una piccola cifra che però era costata 200 mila euro ai ministeri di Ambiente e Sanità. Ora l’allarme dell’OMS riguardo la pericolosità del consumo di acqua avvelenata dall’arsenico aprirebbe, in relazione al pericolo di sviluppare patologie anche tumorali nel breve periodo (circa 5 anni), alla possibilità di nuovi e più pesanti risarcimenti:

I cittadini possono agire al fine di ottenere non solo il risarcimento dei danni subiti, ma anche la riduzione della tariffa dell’acqua. Il Codacons sta infatti preparando un mega ricorso al Tar contro le Autorita’ responsabili di tale situazione al fine di ottenere la condanna delle stesse ad un adeguato risarcimento del danno a favore di ciascun aderente e la riduzione della tariffa idrica applicata anche se continua ad essere erogata acqua avvelenata dall’arsenico.

>>Leggi le motivazioni della sentenza del TAR sull’arsenico nell’acqua pubblica

Un problema quello dell’arsenico nell’acqua pubblica che ha visto l’esclusione della Provincia di Latina dall’elenco dei Comuni interessati delle ordinanze. Malgrado le ampie rassicurazioni fornite dalle amministrazioni locali Legambiente Lazio resta di tutt’altro avviso, come spiegato dal presidente Lorenzo Parlati:

Anche se si continua a dire che è tutto risolto lì gli ultimi prelievi fatti a dicembre indicavano la presenza di valori fuori legge in 43 comuni delle province di Viterbo e Latina.

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