Aquila uccisa mentre stava covando

Aquila uccisa mentre stava covando

Fonte immagine: Pixabay

Un'aquila è stata uccisa mentre stava covando le uova: succede in Val Pusteria, dove l'animale è stato raggiunto da colpi di fucile.

Un’aquila è stata uccisa mentre stava covando le uova. È quanto è accaduto in Val Pusteria, dove ignoti si sono appostati con un fucile di precisione, per sopprimere l’esemplare mentre si trovava nel suo nido. A confermare l’accaduto dalle pagine di Repubblica è Michele Mendi, membro del Consiglio Direttivo di Lipu-Birdlife Italia.

L’aquila è stata impallinata mentre si trovava all’intero del suo nido, un’uccisione immotivata e peraltro illegale, poiché questa specie è protetta da anni. Così spiega Mendi dalle pagine del quotidiano:

L’uccisione anche di un solo esemplare, oltre che essere inaccettabile di per sé, può avere gravi ripercussioni sulla conservazione di questo splendido rapace. […] È un atto da criminale studiato e ragionato. Chi compie gesti di tale crudeltà può essere pericoloso anche per le persone. Siamo di fronte a un problema sociale.

Stando alle ricostruzioni, un malintenzionato potrebbe essersi posizionato a 300 metri di distanza dal nido, colpendo il rapace con un fucile ad altissima precisione. Nonostante si tratti di una specie protetta in Italia sin dagli anni ’70, diverse aquile rimangono ogni anno vittime dei bracconieri e dei cacciatori di frodo.

Lipu stima che siano ben 7 milioni gli uccelli selvatici che vengono uccisi sul territorio italiano ogni anno. E quando l’attività illecita colpisce volatili delicati come le aquile, il danno alla biodiversità è elevatissimo:

È un valore biologico pesantissimo, oggi si contano tra le 622 e le 724 coppie sulle Alpi e gli Appennini.

Per questa ragione, Lipu chiede l’approvazione di norme più severe contro il bracconaggio, con sanzioni più dure e controlli a tappeto. Una battaglia che richiede una discesa in campo rapida e imminente, poiché la salvaguardia di questa specie richiede un’azione quanto più veloce possibile.

Fonte: Repubblica

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