Fotovoltaico senza incentivi: APER attacca AEEG sui SEU

Fotovoltaico senza incentivi: APER attacca AEEG sui SEU

Batti e ribatti fra Autorità per l'energia e associazioni di settore sulla questione oneri di sistema per i SEU.

Riprende la polemica incandescente fra associazioni di settore e l’Autorità per l’Energia (AEEG) attorno ai SEU. In gioco, secondo APER, AssoSolare e il Coordinamento FREE ci sarebbe il futuro delle rinnovabili nel Paese.

Ma cosa è un SEU? I SEU, definiti legalmente dal Dlgs n. 115/08 (modificato dal Dlgs n. 56/2010), non sono altro che reti d’utenza interna riguardanti esclusivamente due soggetti: il produttore e il cliente, presso il quale viene installato un impianto energetico, a fonti rinnovabili o cogenerativo ad alta efficienza (gas), con una potenza massima di 20MWe.

I SEU permettono, allora, di delocalizzare al massimo la produzione energetica. Ma il problema si pone a livello burocratico: sull’energia prodotta in loco, il cliente deve pagare o no gli oneri di sistema, ovvero pagare le tasse che sovvenzionano la rete pubblica?

Secondo AEEG sì. Secondo le associazioni, invece, si tratta di un colossale errore. Come leggiamo nel comunicato APER:

L’Autorità, da ormai 5 anni, avrebbe dovuto emettere la delibera attuativa sui SEU e, incredibilmente, anziché finalmente adempiere in particolare al compito di provvedere “affinché la regolazione dell’accesso al sistema elettrico sia effettuata in modo tale che i corrispettivi tariffari di trasmissione e distribuzione, nonché quelli di dispacciamento e quelli a copertura degli oneri generali di sistema, di cui (…) siano applicati esclusivamente all’energia elettrica prelevata sul punto di connessione”, pubblica una serie di considerazioni politiche, in palese contrasto sia con gli obiettivi previsti nella SEN, sia con le indicazioni dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AS898), che vede nei SEU e nelle reti private uno strumento per aumentare la “concorrenza nei confronti dei gestori delle reti pubbliche di trasmissione e di distribuzione”, sia con i compiti istituzionali dell’Autorità che in casi del genere deve limitarsi a formulare “osservazioni e proposte da trasmettere al Governo e al Parlamento”.

Per spiegare, dal suo punto di vista, la situazione, poi, APER propone un esempio:

Che gli autoconsumi e i consumi “dietro al contatore” (come nel caso dei SEU) non debbano essere gravati dagli oneri di sistema è un principio non solo sancito a livello europeo e recepito da decreti nazionali, ma anche intuitivo e un esempio può aiutare a comprenderlo. Se una famiglia, che vive in un immobile e consuma 1.000 kWh all’anno di energia elettrica che preleva dalla rete, volesse risparmiare il 30% della bolletta, potrebbe:

  1. Installare un impianto fotovoltaico con cui autoconsumare 300 kWh/anno;
  2. Effettuare interventi di efficienza energetica per un risparmio annuo di 300 kWh;

Secondo l’AEEG nel primo caso si dovrebbero pagare oneri di sistema su 1.000 kWh (cioè anche sui 300 autoprodotti), rendendo quindi economicamente non conveniente tale intervento, mentre nel secondo caso solo su 700 kWh. Ma qual è la differenza per il sistema elettrico? Nessuna: infatti in entrambi i casi dalla rete si preleverebbero solo 700 kWh e su quelli si dovrebbero pagare gli oneri!

Si tratta, a nostro modo di vedere, di una situazione molto complessa che si gioca su previsioni e interessi contrastanti. Lo sviluppo energetico del Paese va verso le rinnovabili e una produzione diffusa o vuole rilanciare il sistema a produzione centralizzata? Anche se giustamente APER cita la SEN (Strategia Energetica Nazionale), voluta dallo scorso governo, come indirizzo politico da seguire è chiaro, per chi la conosce, che si tratti di un documento troppo limitato e creato in una situazione politicamente troppo instabile perché qualcuno non provi a scavalcarla.

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