Antenne 5G: gli impatti ambientali

Antenne 5G: gli impatti ambientali

Fonte immagine: Pixabay

In molti si domandano quali sia l'impatto delle antenne 5G sull'ambiente: l'installazione avverrà perlopiù su tralicci e torrette già esistenti.

L’implementazione dello standard 5G per le comunicazioni mobile imporrà l’installazione di nuove antenne, capaci di sfruttare al meglio la tecnologia. Il 5G permette infatti di raggiungere velocità elevatissime e latenze ridotte, del tutto simili alla fibra ottica, dotandosi però di opportuni apparati. Questi sono ovviamente rappresentati dai terminali dell’utente, come uno smartphone compatibile, e delle BTS, ovvero le stazioni di trasmissione.

Proprio in merito all’installazione di nuove BTS per il 5G, in molti si sono chiesti quale potrebbe essere l’impatto ambientale del nuovo standard. Come verranno predisposte queste antenne e, soprattutto, la loro installazione comporterà la sottrazione di risorse naturali al territorio?

La dislocazione delle antenne 5G

Antenna 5G

Così come accennato in precedenti aggiornamenti, il 5G in Italia si avvarrà di diverse frequenze, definite dal bando MISE. Si tratta dello spettro dei 700 MHz, oggi già impiegato per la TV, seguito dai 3.600-3.800 MHz e dai 26 GHz. Per permetterne il funzionamento verranno quindi installate diverse tipologie di BTS, adatte a trasmettere su queste frequenze.

In linea generale, la maggior parte delle antenne 5G verrà installata su torrette di trasmissione già esistenti. In particolare per i 700 MHz, la frequenza che può potenzialmente raggiungere la copertura più estesa, e per i 3.600-3.800 MHz. Si utilizzeranno principalmente siti di trasmissione già attivi per altri standard e tecnologie, come i precedenti 3G e 4G, le antenne televisive e i ponti radio. Da questo punto di vista, poiché questi siti sono largamente diffusi sul territorio italiano, l’impatto ambientale dovrebbe essere ridotto al minimo. Si tratti di un traliccio oppure di una predisposizione sui tetti dei palazzi, non sarà necessario sottrarre risorse aggiuntive al verde, ad esempio eliminando la vegetazione per ereggere tralicci e affini.

Più complesso potrebbe essere il discorso dei 26 GHz. Questa frequenza garantirà le performance più elevate, ma è in grado di raggiungere un’estensione di copertura ben più ridotta rispetto alle altre. Proprio per questa ragione, si parla più propriamente di micro-antenne 5G. Si tratta di un network di piccole BTS, ognuna capace di coprire porzioni di territorio spazialmente ridotte, fra di loro interconnesse. Poiché di ridotte dimensioni e di potenza decisamente limitata, saranno destinate soprattutto in zone urbane e ad elevata concentrazione di clienti. Anche in questo caso, le antenne dovrebbero essere installate su strutture già esistenti – i tralicci per l’energia elettrica o i lampioni per l’illuminazione – senza la necessità di rimuovere il verde esistente.

In Italia non giungono oggi segnalazioni di aree naturali sacrificate per far spazio alle antenne 5G. In altri Paesi sono state effettivamente previste nuove torrette in zone verdi, ma l’installazione di solito avviene con la compensazione delle specie vegetali su terreni limitrofi.

La bufala sugli alberi

Taglio degli alberi

Negli ultimi mesi si è discusso abbondantemente, anche a causa di condivisioni sui social network, del possibile impatto del 5G sugli alberi. In particolare, molti hanno associato l’abbattimento di alcune piante a livello urbano alla necessità di liberare il campo per le trasmissioni 5G. Ad accompagnare queste condivisioni moltissime fotografie di alberi tagliati, adagiati sul manto stradale, oppure addirittura di foreste disboscate.

In realtà, così come molti siti di debunking hanno avuto modo di sottolineare nel corso degli anni, nella quasi totalità dei casi si tratta di bufale. Gli scatti riguardavano opere di abbattimento per altre ragioni – pericoli per la tenuta del manto stradale, crescita eccessiva delle radici, attacchi non trattabili di parassiti – erroneamente attribuite al 5G. Si ricorda che questo standard, rispetto ai suoi predecessori, può godere di una maggiore capacità direttiva del segnale, affinché si possano superare senza grandi intoppi ostacoli come quelli rappresentati proprio dagli alberi.

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