Antartide: il più grande iceberg mai osservato alla deriva nell’oceano

Antartide: il più grande iceberg mai osservato alla deriva nell’oceano

Un grosso iceberg staccatosi da Pine Island è adesso alla deriva nel Mare di Amundsen, ma a sorprendere gli scienziati sono la velocità di fusione e contrazione.

Un iceberg di dimensioni gigantesche, il più grande mai osservato dall’uomo, si è formato dal ghiacciaio di Pine Island, in Antartide, e fluttua adesso alla deriva nel Mare di Amundsen. Ad osservare il fenomeno è stata inizialmente la NASA, quando un aereo inviato in Antartide nell’ottobre 2011 per lo studio dei ghiacci notò una crepa nella calotta sul lato a sud del Monte Hudson, mentre la scoperta dell’iceberg vero e proprio è stata effettuata adesso dal satellite tedesco Terrasar-X.

Il satellite, che sorvola ogni tre giorni il pianeta per rilevare i cambiamenti, ha consentito agli scienziati dell’Alfred-Wegener-Institutes, Helmholtz-Zentrum für Polar und Meeresforschung di seguire l’evoluzione del crepaccio assistendo alla nascita di un iceberg di dimensioni imponenti, che può contare su una superficie di 720 chilometri quadrati. Per le dottoresse Dana Floricioiu e Nina Wilkens si è trattata di un’esperienza unica, tanto da spiegare:

Utilizzando le immagini abbiamo potuto seguire come la più grande crepa sul ghiacciaio Pine Island fosse estesa inizialmente per una lunghezza di 28 chilometri. Poco prima della “nascita” dell’iceberg, il divario si è poi allargato a poco a poco in modo da misurare circa 540 metri nel suo punto più largo.

Oltre a segnalarsi per la grandezza, il nuovo iceberg di Pine Island è anche il più rapido in fase di fusione e contrazione, con il risultato di perdere volume in maniera molto veloce e di contribuire altrettanto celermente all’innalzamento del livello del mare, il tutto a causa del riversamento di grandi quantità di acqua dovuta allo scioglimento del ghiaccio di cui è composto.

Gli scienziati affermano che si tratta di un fenomeno naturale non necessariamente riconducibile agli effetti del riscaldamento globale, spiegando come la velocità di spostamento molto elevata e il cambiamento del clima nell’Antartide occidentale potrebbero essere dovuti al cambiamento della direzione dei venti che soffiano nel Mare di Amundsen, con la possibilità che dell’acqua più calda sia trasportata sotto la banchisa ghiacciata causandone il repentino sfaldamento in alcuni punti.

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