Antartide, scoperte le prime fughe di metano

Antartide, scoperte le prime fughe di metano

Fonte immagine: Pixabay

Confermate le prime fughe di metano in Antartide, dopo le prime segnalazioni del 2011: esperti molto preoccupati per i possibili effetti sul clima.

Scoperte in Antartide le prime e pericolose fughe di metano, probabilmente dovute ai cambiamenti climatici in atto. È quanto confermano alcuni scienziati dell’Oregon State University, nell’analizzare le condizioni dei ghiacci vicino al Polo Sud: le masse di acqua congelate iniziano a non riuscire più a trattenere il gas serra. E non è tutto, poiché mancherebbero anche i microorganismi deputati alla sua decomposizione.

Da sempre le vaste aree dell’Antartide conservano grandi quantità di metano, intrappolate fra i ghiacci. Con il progressivo aumento delle temperature dovute al cambiamento climatico, lo scioglimento proprio dei ghiacci potrebbe liberare questo gas, complicando ulteriormente le condizioni del Pianeta. Ora una spedizione di scienziati ha confermato la presenza di una fuga nel Mare di Ross, un fenomeno che gli stessi esperti hanno giudicato “incredibilmente preoccupante”.

Evidenze dal 2011

I primi avvistamenti risalgono al 2011, su segnalazione di un gruppo di sommozzatori, ma le evidenze scientifiche sono giunte a partire dal 2016. Oggi la conferma dell’effettiva fuoriuscita di metano dai bacini marini dell’area. A preoccupare i ricercatori anche la mancanza di microorganismi solitamente deputati alla decomposizione del metano. Sul posto vi sarebbero popolazioni molto esigue, tali da non reggere il passo con le quantità di gas rilasciate quotidianamente.

Lo studio, pubblicato su Proceedings of the Royal Society B, non è in grado di determinare quale sia l’effettivo peso dei cambiamenti climatici sul ciclo del metano in Antartide. La prima fuga è stata rinvenuta nel 2011 a circa 10 metri di profondità nei pressi della stazione perenne di McMurdo, mentre la seconda è stata identificata nella stessa area a partire dal 2016, così come già accennato. La riduzione del permafrost potrebbe aver sicuramente giocato un ruolo importante, considerando come il ghiaccio funga da vero e proprio involucro per il metano. Così ha spiegato Andrew Thurber, della Oregon State University:

Ci siamo imbattuti nella fuga di metano presso un sito conosciuto sin dagli anni ’60. La maggior parte del metano emerge in quello che definiamo come un flusso diffuso. Si mescola velocemente all’acqua.

In merito a batteri e microorganismi in grado di consumare e decomporre metano, affinché non rappresenti una minaccia, gli esperti sottolineano come ci vorranno all’incirca 10 anni affinché le popolazioni locali possano adattarsi. Al momento, gli scienziati non hanno proposto delle modalità d’azione per contenere questo rilascio pericoloso, anche perché l’Antartide è ancora un luogo decisamente sconosciuto e inesplorato per l’uomo.

Fonte: Guardian

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