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Animalista in sciopero della fame per i cani in catene

Animalista in sciopero della fame per i cani in catene

Davide Battistini, un animalista del ravennate, è in sciopero della fame da 55 giorni per chiedere il decreto attuativo sul divieto di catene per i cani.

La protesta di Davide Battistini dura da 55 giorni, quasi due mesi di sciopero della fame per chiedere il rispetto dei diritti degli animali. L’obiettivo è protestare contro le catene per cani, un atto di sofferenza su cui sia la Cassazione che la Regione Emilia Romagna si sono già espresse.

L’attivista, originario del ravennate, da oltre 50 giorni ha indetto uno sciopero della fame affinché la tutela dei diritti dei cani venga garantita per legge. La Cassazione ha già stabilito nel 2003 come, all’interno del concetto di maltrattamento degli animali, non serva una lesione fisica affinché si costituisca un reato, ma basta anche un dolore di qualsiasi natura, come quello dovuto dalla costrizione. Lo scorso anno, invece, la Regione Emilia Romagna ha di fatto vietato l’utilizzo delle catene per cani, così come specificato dall’articolo 2 della legge 3 del 2013. Manca però il decreto attuativo, la cui assenza impedisce alla legge di entrare in essere a tutti gli effetti, e da qui la protesta.

Ho interrotto lo sciopero in seguito all’approvazione della legge regionale lo scorso 29 marzo 2013. Ma poi c’è stata la beffa: è iniziata una serie di proroghe motivate dal fatto che fossero necessari alcuni articoli che rendessero operativa la legge. In primis, quello sulle recinzioni: gli articoli attuativi prevedevano recinti di 3 metri quadri quando quelli dei canili devono essere di almeno 9 metri quadri: assurdo, inaccettabile, illogico. Ed è stato addirittura affermato che noi animalisti fossimo d’accordo.

Oltre al rifiuto del cibo, ne è nata una petizione, oggi arrivata a 20.000 firme. Ma Battistini non ferma la sua opposizione estrema, tanto che nei primi 40 giorni della protesta si è alimentato soltanto con tisane non zuccherate e sale, mentre da 15 giorni ha scelto di bere soltanto acqua. E le sue condizioni di salute preoccupano i medici, così come pare dichiarare Roberto Parollo, dell’Unità operativa e cardiologia dell’Ospedale di Ravenna, in un’appello che nelle ultime ore è circolato sui social network:

In letteratura scientifica sono segnalati casi di digiuni arrivati fino a 40 giorni. Ma in questo caso si sta arrivando ai 60. Lui è lucido, lucidissimo e questo mi fa pensare che andrà avanti e che quindi rischi davvero. […] Sta maturando una leucopenia che presto, se non già ora, lo renderà più vulnerabile a qualsiasi contaminazione infettiva, una anemia macrocitica da deficit vitaminico, una chetonuria da esaltazione del catabolismo lipidico che deriva dall’assente apporto di zuccheri e di proteine. La cosa provocherà l’autodigestione del grasso fisiologico (quello di deposito è già esaurito) che può provocare in primis una ptosi dei reni con conseguenze permanenti sulla loro funzione.

Una condizione di emergenza che si spera venga bloccata dalle istituzioni, con l’approvazione di quel decreto attuativo che non solo porrà fine alle sorti di molti cani, ma permetterà all’attivista di salvarsi e di ricominciare a nutrirsi. Una storia di amore per gli animali forse estrema, una grande devozione di cui raramente esistono pari.

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