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Gli animali usano la distanza sociale contro le malattie

Gli animali usano la distanza sociale contro le malattie

Fonte immagine: Tammy616 via iStock

Anche gli animali praticano la distanza sociale per proteggersi dalle malattie: è quanto emerge da studi sulle aragoste e altre specie.

Anche gli animali sfruttano la distanza sociale per evitare la diffusione di malattie. E lo fanno in modo del tutto naturale e spontaneo, un comportamento innato che porta a preservare la specie. È quanto spiega Scientific American, nel riportare le abitudini di alcuni animali in fatto di protezione dalle infezioni potenzialmente letali.

Le evidenze di questo singolare comportamento sono note alla scienza sin dal 2000, grazie a degli studi condotti dal team di Don Behringer per l’Università della Florida. In particolare, risulta esemplificativo il comportamento di una piccola aragosta presente lungo le coste della Florida, in grado di rilevare cambiamenti nell’urina dei propri simili e mantenere le distanze in caso di anomalie.

Animali: aragoste e distanza sociale

I crostacei in questione sono le aragoste di roccia, conosciute anche come aragoste spinose. Questa specie si caratterizza solitamente per un comportamento sociale: i simili non solo si riuniscono per la ricerca di piccoli molluschi da mangiare, ma spesso condividono le stesse rocce usate per proteggersi dai predatori o per passare la notte. Quando un esemplare appare però malato, questi animali praticano automaticamente un distanziamento sociale, simile a quello messo in atto dall’uomo durante la pandemia da coronavirus.

Queste aragoste possono essere infatti colpite dal Panulirus argus virus 1, una pericolosa infezione che può minacciarne la sopravvivenza. Gli esemplari contagiati subiscono delle modificazioni a livello chimico che si riflettono nella loro urina. Le aragoste sono in grado di rilevare queste alterazioni e, non appena avvertono nelle vicinanze un esemplare contagiato, fuggono a tutta velocità, spesso anche abbandonando le loro tane.

Non solo aragoste

Questa risposta è stata confermata sia durante osservazioni sul campo che in esperimenti di laboratorio: quando le aragoste percepiscono un possibile contagio, si allontanano dall’esemplare colpito fino a raggiungere una distanza di sicurezza. Comportamenti analoghi sono stati rinvenuti in altre specie, come pesci, alcune scimmie, insetti e uccelli. Il meccanismo è tanto diffuso che gli esperti hanno decido di codificarlo, ribattezzandolo “immunità comportamentale”. Un processo rilevato in modo evidente soprattutto nelle formiche, che limitano i contatti sia con gli esemplari malati che in base al ruolo del singolo nella colonia, come forma di prevenzione.

La pratica richiede ovviamente dei sacrifici. Rinunciare a una vita sociale può rendere più difficile la difesa dai predatori, la ricerca del cibo e la riproduzione. Sostanzialmente, l’individuo malato rimane solo ad affrontare il suo destino e spesso la morte sopraggiunge prima degli effetti della stessa malattia, per cause terze come appunto i predatori. Lo stesso anche a parti opposte: le aragoste che si allontano da esemplari malati sono ovviamente più esposte ad altri rischi. In successivi studi dell’Università della Florida, è emerso come la grande maggioranze delle aragoste trovate al largo da sole sia affetta da Panulirus argus virus 1.

Fonte: Scientific American

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