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Animali marini: gli oceani sono sempre più inospitali

Animali marini: gli oceani sono sempre più inospitali

Fonte immagine: Pexels

Gli oceani sono sempre più inospitali per gli animali marini, a causa dell'inquinamento causato dall'uomo: è quanto spiega il National Geographic.

Gli oceani sono sempre più inospitali e, per questo, gran parte delle specie marine sono a rischio sopravvivenza. È il quadro allarmante che emerge dall’ultima inchiesta della divisione statunitense di National Geographic, raccolta in un documentario trasmesso negli ultimi giorni sempre negli USA. La causa di questo deperimento dei mari è ovviamente l’azione dell’uomo, così come sottolinea Matthew Savoca, ricercatore per la Hopkins Marine Station dell’Università di Stanford.

Gli oceani non devono essere considerati come degli ambienti statici e immutabili: nel corso dei millenni, seguendo i cicli della Terra, modificano lentamente le loro caratteristiche. Ultimamente, tuttavia, questo processo è stato notevolmente accelerato dall’azione dell’uomo, in particolare con l’inquinamento: basti pensare come la plastica, che nel 2050 sarà più abbondante dei pesci, sia cambiando profondamente la biodiversità di acque e fondali. Così spiega Savoca:

Gli uomini danneggiano l’oceano in un modo globale, sia che si tratti di eccessiva pesca che di plastica o di qualsiasi altra cosa, è un processo molto veloce. È un assalto frequente, senza sosta, costante.

L’inquinamento degli oceani – si tratti dell’acidificazione oppure della presenza di plastica – sta colpendo moltissime specie, soprattutto quelle dalla storia evolutiva più lenta. Le balenottere azzurre e gli albatross, ad esempio, sono tra le specie più affette dai repentini cambiamenti attuali, proprio perché il loro adattamento è molto lento. Con i loro ritmi evolutivi, potrebbero aver bisogno di 60.000 anni per poter sviluppare delle caratteristiche di sopravvivenza vantaggiose in un mare ricolmo di plastica, un fatto che preoccupa considerato come questo materiale esista da poco più di 60 anni. Maggiori, invece, sono le possibilità degli esemplari dalla ridotta longevità, come il plancton e i pesci minuscoli, perché per loro l’evoluzione fra generazioni e molto più veloce.

Tra gli esemplari più colpiti, e che potrebbero presto scomparire, anche le orche e gli squali: si tratta di predatori dalle preferenze alimentari molto specifiche, che rischiano di non riuscire più a trovare pesci di cui nutrirsi date le modifiche degli habitat naturali. E anche ora che le risorse alimentari non sono completamente distrutte, è l’uomo a fare il resto:

Abbiamo cacciato il 95% delle balene in meno di 100 anni, una delle più rapide perdite di biodiversità nella storia. Gli uomini sono delle macchine d’uccisione così efficienti tanto da rimuovere intere specie dal nostro Pianeta, in meno di un secolo.

Fonte: National Geographic

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