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Animali da allevamento sempre più resistenti agli antibiotici

Animali da allevamento sempre più resistenti agli antibiotici

Fonte immagine: shironosov via iStock

Gli animali da allevamento sono sempre più resistenti agli antibiotici, un problema che colpisce e minaccia direttamente anche l'uomo.

Il problema della resistenza agli antibiotici, una delle più difficili sfide per il futuro della salute umana, colpisce anche gli animali da allevamento. È quanto svela una ricerca pubblicata su Science, così come riporta l’edizione statunitense di Wired, nel sottolineare come i batteri tipici di suini, bovini e altri esemplari presentino oggi pericolose resistente ai farmaci. E fra le ragioni vi potrebbe essere l’abitudine, ormai seguita da decenni, di fornire a questi animali dosi importanti di questi medicinali a scopo preventivo.

I ricercatori hanno analizzato più di 900 studi pubblicati tra il 2000 e il 2018, relativi alla farmaco-resistenza negli animali da allevamento. In questo lasso di tempo, i batteri che hanno smesso di rispondere ad alcune classi di antibiotici si sono letteralmente triplicati, in particolare nei suini e nel pollame. Alcune zone del mondo sarebbero più colpite di altre, in particolare Cina, India, Brasile, Kenya e Iran, poiché l’abitudine di somministrare antibiotici su base preventiva è più frequente nelle economie emergenti rispetto alle grandi potenze economiche.

Di solito, in molti degli allevamenti intensivi oggi esistenti gli antibiotici vengono aggiunti al mangime per gli animali, per favorirne una crescita veloce ed evitare la diffusione di alcune patologie comuni in questi ambienti. Tuttavia, così come accade nell’uomo, se si assumono antibiotici quando non necessario non si fa altro che abituare i batteri ai farmaci, permettendo ai microorganismi di evolvere e di difendersi.

Lo sviluppo di queste resistenze nel mondo animale non ha conseguenze solo sugli allevamenti, ma anche sull’uomo. Innanzitutto, poiché molti batteri sono condivisi proprio tra animali e uomini: l’inefficacia del farmaco, di conseguenza, ne potrebbe facilitare la diffusione. Poi, poiché spesso si utilizzano antibiotici di classe umana per curare questi animali, con i medesimi principi attivi, rendendoli progressivamente inutilizzabili. Wired cita il caso della colistina, un vecchio antibiotico tornato in uso nell’uomo dopo molti anni, come alternativa ad altri medicinali non più efficaci. Negli ultimi anni si è registrata una progressiva resistenza anche alla colistina e, nel 2015, una ricerca ha dimostrato come la causa di questo fenomeno sia da individuarsi nell’uso sregolato che si è fatto del farmaco negli allevamenti di parte dell’Europa e in Cina.

Ramanan Laxminarayan, direttore del Center for Disease Dynamics, Economics & Policy di Washington, ha così commentato i risultati della ricerca:

Tutti parlano della resistenza agli antibiotici negli umani, ma nessuno si sta concentrando sulla resistenza agli antibiotici negli animali. Eppure ci sono molti più animali che umani su questo Pianeta e sono essenziali per la sopravvivenza, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo. Se non saremo in grado di curare animali malati, l’impatto sulla povertà globale sarà enorme.

Fonte: Wired USA

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