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Angelica keiskei: la pianta giapponese può allungare la vita del 20%

Angelica keiskei: la pianta giapponese può allungare la vita del 20%

Fonte immagine: iStock

Da una pianta giapponese un possibile aiuto naturale per allungare la vita, ecco perché secondo uno studio dell'Università di Graz.

Una pianta giapponese potrebbe possedere in sé il segreto per vivere più a lungo. A sostenerlo uno studio condotto dai ricercatori austriaci dell’Università di Graz, secondo i quali la angelica keiskei (anche nota col termine giapponese ashitaba, “foglia del domani”) conterrebbe nelle sue foglie alcune sostanze in grado di allungare la vita fino al 20%. La pubblicazione della ricerca è avvenuta sulla rivista scientifica “Nature Communications“.

Durante lo studio condotto dal prof. Frank Madeo, Università di Graz, l’efficacia dell’angelica keiskei è stata misurata in test di laboratorio su vermi e insetti della frutta, lieviti e cellule umane. Come affermato dai ricercatori nei primi tre soggetti la durata media della vita è risultata superiore di circa il 20%, mentre per quanto riguarda l’uomo la “foglia del domani” favorirebbe una riduzione del declino cellulare.

Inoltre è stato sperimentato l’impiego di questa pianta anche su topi con disturbi cardiaci e riduzione del flusso sanguigno legato a un’ischemia miocardica prolungata: grazie al trattamento a base di ashitaba si è assistito a un’azione di protezione dei tessuti.

Stando a quanto affermato dai ricercatori il merito sarebbe da ascrivere a un flavonoide contenuto nella angelica keiskei e associato a un effetto inibitorio del declino cellulare legato all’avanzare dell’età, noto con il termine di “autofagia” (meccanismo scoperto dal biologo nipponico Yoshinori Ohsumi, premiato nel 2016 con il Premio Nobel).

L’autofagia si occupa di degradare e rimuovere i materiali cellulari (come proteine e organelli) danneggiati, così da produrre “materia prima” utile per la costruzione di nuove molecole. Quando quanto meccanismo non funziona a dovere si verificano malattie anche gravi come infiammazioni, infezioni e patologie tumorali, così come malattie più strettamente legate all’invecchiamento.

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