Andrea Rossi: “l’E-Cat funziona, basta con i test”

Andrea Rossi: “l’E-Cat funziona, basta con i test”

Andrea Rossi va avanti per la sua strada. L'E-Cat funzionerebbe ed altri test sarebbero inutili. Confermata la natura militare del primo cliente

Se siete tra quelli che sperano di avere in poco tempo una prova definitiva che l’E-Cat di Andrea Rossi non sia una bufala, beh, rassegnatevi. Quello che emerge dall’ultimo articolo/intervista dedicata all’ormai celebre ingegnere italiano da Focus non lascia prefigurare nulla di buono, almeno in questo senso. Andiamo con ordine.

Dalla breve nuova intervista rilasciata da Rossi, emergono intanto delle interessanti novità:

  • Il cliente rappresentato dal Prof. Domenico Fioravanti al test del 28 ottobre era effettivamente un ente militare;
  • Tale ente militare sta realizzando un impianto da 13 MW, costituito da 13 elementi da 1 MW come quello provato a Bologna;
  • Ad ogni modo, l’acquisto avvenuto non riguarda l’esclusiva sulla tecnologia E-Cat, che sarà venduta anche ad altri clienti;
  • Nonostante la Defkalion consideri imminente il lancio del proprio Hyperion (che doveva essere in origine il nome commerciale dell’E-Cat), Rossi nega qualsiasi nuova alleanza con il gruppo greco ed assicura che non avrà mai più nulla a che fare con loro.

In più, tramite le pagine di Focus, ad Andrea Rossi è arrivata una lettera dal prof. Francesco Celani, “Primo Ricercatore” presso i Laboratori Nazionali di Frascati dell’INFN. In breve, il fisico ha offerto lo spazio e le strumentazioni per mettere su una prova dell’E-Cat che sia incontrovertibile, per chiarezza delle misurazione e per durata della prova stessa.

La risposta di Rossi è stato un gentile, ma netto rifiuto:

Come sanno i lettori di Focus e tutti quelli che seguono la situazione da mesi, il periodo critico sembra essere definitivamente superato: il nostro impianto pilota da 1 megawatt ha convinto gli investitori. In breve tempo sarà pienamente operativo in un contesto industriale reale e oltre a produrre energia termica sarà esso stesso oggetto di ulteriori studi.

È per questi motivi che non vedo alcun vantaggio in un ulteriore test dell’E-Cat, che, dal mio punto di vista, non deve più dimostrare “se” funziona.

Quello di Andrea Rossi sembra un definitivo addio alla fase dei test: l’E-Cat funzionerebbe senza ombra di dubbio.

Infine, nella stessa lettera di risposta l’ingegnere chiarisce il tipo di collaborazione che starebbe per iniziare con l’Università di Bologna:

Per evitare fraintendimenti o incomprensioni è necessario interpretare correttamente il mandato dell’Università di Bologna, il cui compito va ben oltre quello del semplice test. I dettagli della collaborazione con l’Università sono numerosi e complessi, ma in sostanza si tratta di un lavoro di “ingegneria inversa” che deve partire da ciò che accade nel reattore per verificare la teoria che spiega quei fenomeni oppure porre le basi per una nuova teoria.

Insomma, se anche a noi le prove fin qui portate possono non sembrare sufficienti, per Rossi questo è un problema “nostro”. Non resta che aspettare che qualche cliente acquisti ed utilizzi un E-Cat davanti a tutti. Temiamo che ci toccherà pazientare non poco.

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