Amianto: 5000 morti in Puglia, metà a Taranto

Amianto: 5000 morti in Puglia, metà a Taranto

Fonte immagine: Wikipedia

Bari e Taranto sono quelle con il più alto numero di patologie, gli ex lavoratori Ilva si ammalano di più, ma il problema è tutto italiano.

La notizia arriva direttamente dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA): in Puglia nel periodo che va dal 1993 al 2015, con una media di 220 casi l’anno, sono stati circa 5000 i decessi causati direttamente o indirettamente dall’esposizione all’amianto.

Nei due convegni organizzati dall’ONA, uno a Taranto e uno a Bari, l’associazione ha reso noto che le due città pugliesi sono quelle che attualmente registrano il numero più alto di patologie di “asbestosi”, malattia polmonare generata da una prolungata esposizione alle polveri di amianto che nei casi più acuti porta a insufficienza respiratoria.

Per il sesto rapporto ReNaM (Registro Nazionale dei Mesoteliomi) diffuso dall’INAIL i mesoteliomi, tumore alle vie respiratorie procurato dall’esposizione all’amianto, irreversibile e non curabile, in 23 anni i casi sono stati 1191. In pratica, il 4,4% di quelli registrati in tutta Italia, il 49% nella sola città di Taranto.

Il presidente dell’Ona Ezio Bonanni ha dichiarato:

L’Ona ha ritenuto di rafforzare la sua presenza su un territorio che sta pagando un prezzo altissimo in termini di salute e inquinamento ambientale. I morti per mesotelioma nella città di Taranto tra il 2006 e il 2011 sono la metà di quelli censiti nell’intera Puglia dal Registro regionale, 121 morti solo di mesotelioma, di cui 99 uomini e 22 donne. A Taranto ci sono 25 casi di mesotelioma l’anno, con un’incidenza superiore di quattro volte ai dati di attesa.

Secondo l’Osservatorio gli ex lavoratori dell’Ilva riscontrano un tasso di incidenza di mesotelioma pari al 500% in più rispetto alla media della città di Taranto. Per Bari, invece, i casi sono cresciuti negli ultimi 10 anni con una media di 20 nuove diagnosi ogni anno. La causa è da ricercare soprattutto nelle polveri prodotte dall’ex società cementifera Fibronit, azienda che produceva elementi per l’edilizia fondata nel 1935.

Amianto: un problema attuale per l’Italia

L’amianto è ancora troppo presente su suolo italiano, e questo nonostante la messa al bando di ben 27 anni fa. Nel rapporto dell’INAIL si legge che il nostro “è uno dei Paesi al mondo maggiormente colpiti dall’epidemia di malattie amianto correlate e attualmente è in corso la massima incidenza di mesoteliomi a causa dell’uso massiccio del materiale dal secondo dopoguerra fino agli anni ’80 e della lunga latenza della malattia, ovvero del periodo che intercorre tra l’esposizione all’amianto e il manifestarsi della patologia (varia tra i 15 e i 45 anni)”.

Secondo i numeri diffusi dalla campagna #BastaAmianto le tonnellate di manufatti contenenti amianto ancora presenti su suolo nazionale oscillano tra 32 e 40 milioni. Gli ettari dove è stata accertata contaminazione sono circa 75000 e si stima che vi siano tra 1 e 2,5 miliardi di metri quadri di coperture in amianto su capannoni, strutture, edifici pubblici (in migliaia ospitano amianto, scuole comprese) e privati. Ogni anno in Italia muoiono tra le 3000 e le 6000 persone per i danni causati dall’esposizione.

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