Amazzonia: quando anche il tuo smartphone uccide la foresta

Amazzonia: quando anche il tuo smartphone uccide la foresta

Le miniere illegali di oro stanno devastando l'Amazzonia, nel mirino le forniture di metalli preziosi per realizzare smartphone e altri prodotti hi-tech.

In questi giorni si parla molto degli incendi che stanno devastando l’Amazzonia. Centinaia di roghi stanno compromettendo l’integrità e la sopravvivenza di quello che è definito come il “polmone verde” della Terra. Tali danni sono provocati da allevatori e agricoltori per liberare spazio in favore di coltivazioni di soia e allevamenti di bovini, entrambi intensivi, ma non sono le sole “ferite” inferte ogni anno alla foresta amazzonica. Una seppur inferiore parte di responsabilità è a carico del comparto hi-tech, inclusi quindi smartphone, tablet, assistenti vocali e computer portatili.

Se per quanto riguarda gli incendi in Amazzonia il passo è breve e mediaticamente più “appetibile”, più complesso e difficile è il comprendere quanto alcuni prodotti come gli smartphone o i tablet siano implicati nella deforestazione amazzonica. A pesare in questo caso è un fenomeno del tutto diverso da quello dei roghi, ovvero quello altrettanto illegale della nuova “corsa all’oro”.

All’interno ad esempio di uno smartphone come l’iPhone 6 (solo per citare un esempio pratico) sono presenti 0,0014 grammi d’oro, utilizzati per via dell’elevata efficienza nella trasmissione dell’elettricità e dell’altrettanto apprezzata resistenza alla corrosione. Un quantitativo tutto sommato ridotto, si potrà pensare, ma che se moltiplicato per il numero di prodotti venduti ogni anno (1,5 miliardi, di cui 1,3 Android e circa 215 milioni iOS) sale a 21 tonnellate per la sola “telefonia” e più in generale a 335 tonnellate per l’intero comparto hi-tech.

La devastazione prodotta dai piccoli minatori di frodo è notevole, ha spiegato Miles Silman (cofondatore di Wake Forest University’s Center for Amazonian Scientific Innovation – CINCIA) a BuzzFeed, tanto da portare serissimi danni alla foresta amazzonica e al suo patrimonio naturale:

Non c’è modo di tirare fuori l’oro senza distruggere la foresta. Più acri distruggi, più oro riesci a ottenere. È direttamente proporzionale.

Secondo il Wake Forest University’s Center for Amazonian Scientific Innovation sono stati distrutti nel 2018, dai piccoli gruppi illegali di cercatori d’oro, circa 250000 acri di terreno nella sola area denominata “Madre de Dios” in Perù, dove CINCIA ha focalizzato la sua azione. Le grandi compagnie hi-tech si approvvigionano attraverso intermediari, che non sempre riescono a soddisfare la domanda attraverso fonti lecite. È qui che entrano in gioco gli operatori che illecitamente estraggono dai territori amazzonici.

Stando a quanto affermato da Fairtrade Gold, compagnia impegnata nella promozione dell’utilizzo di oro da fonti lecite e sostenibili, comparto tecnologico e gioielleria ricorrerebbero a fonti illecite per soddisfare il proprio fabbisogno aureo per una quota stimata tra il 15 e il 20%.

Fonte: BuzzFeed

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