Allergie primaverili: inquinamento peggiora i sintomi

Allergie primaverili: inquinamento peggiora i sintomi

Secondo un recente studio due dei principali gas serra responsabili del riscaldamento globale aggravano i sintomi delle allergie primaverili.

Le allergie primaverili sono in costante aumento nel mondo. Solo negli Stati Uniti i soggetti allergici sono ben 50 milioni. Con l’arrivo della primavera migliaia di persone si ritrovano a fare i conti con sintomi molto fastidiosi.

Le reazioni allergiche al polline causano infatti lacrimazione degli occhi, difficoltà respiratorie e congestione nasale. Secondo una recente ricerca condotta dal Max Planck Institute l’inquinamento potrebbe avere un ruolo determinante nell’aumento dei casi di allergie stagionali e nel peggioramento dei sintomi.

Lo studio, presentato ieri nel corso del congresso annuale dell’American Chemical Society, rivela che due dei gas serra più potenti coinvolti nel riscaldamento globale potrebbero aggravare i sintomi delle allergie primaverili.

I due gas serra incriminati sono il biossido di azoto (NO2), un inquinante generato dai processi di combustione, e l’ozono troposferico, ovvero l’ozono che si trova negli strati più bassi della troposfera, a diretto contatto con la superficie terrestre.

Questi due gas serra provocano dei cambiamenti nella struttura chimica degli allergeni, potenziandone l’impatto sull’organismo umano. L’ozono, uno dei principali componenti dello smog, innesca un processo di ossidazione nella tirosina, un amminoacido coinvolto nella formazione della proteina Bet v 1, uno dei principali allergeni presenti nel polline di betulla.

Nel corso di questo processo le proteine si compattano e diventano più potenti, scatenando sintomi più gravi nei pazienti che soffrono di allergie. I ricercatori hanno scoperto che anche il biossido di azoto è in grado di alterare la polarità delle proteine allergeniche influenzando la loro capacità di creare nuovi legami chimici.

I due gas serra peggiorano le reazioni allergiche soprattutto in determinati ambienti. I pazienti più a rischio sono quelli che vivono in aree molto inquinate con tassi elevati di umidità.

Una delle firme dello studio, il professor Christopher Kampf, spiega che l’inquinamento sta giocando un ruolo cruciale nell’aumento dei casi di allergie stagionali registrato in diversi Paesi del mondo perché i gas serra aumentano il potenziale allergenico delle proteine.

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