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Acqua: perdite rete idrica pari al fabbisogno di 10 milioni di persone

Acqua: perdite rete idrica pari al fabbisogno di 10 milioni di persone

Le perdite sulla rete idrica potrebbero coprire il fabbisogno di 10 milioni di persone secondo ASviS e WWF Italia.

Riparare le perdite della rete idrica italiana permetterebbe di soddisfare il fabbisogno di 10,4 milioni di persone. Queste le indicazioni fornite all’interno del Rapporto ASviS, basato su dati Istat, nel quale si fa il punto sulla gestione dell’acqua in Italia durante l’anno appena trascorso. Uno spreco pari a 50 metri cubi per chilometro di rete, che assumendo un consumo medio di 89 metri cubi annui procapite porterebbe alla cifra sopracitata di 10,4 milioni.

La presentazione dei dati sullo spreco di acqua in Italia è avvenuta durante l’incontro, organizzato da ASviS e WWF Italia, intitolato “Acqua. Salvaguardare i diritti umani tutelando gli ecosistemi” e inserito nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile (dedicato al Capitale naturale e qualità dell’ambiente).

In occasione dell’evento è stato anche sottolineato il fatto che nella Legge di Bilancio 2019 gli unici provvedimenti relativi al Goal 6 dell’Agenda 2030 (Acqua pulita e servizi igienico-sanitari) sono quelli relativi alle “infrastrutture tecnologiche idriche”, mentre non vi sarebbero riferimenti alla “tutela del ciclo biofisico naturale dell’acqua” (ovvero la fonte di “approvvigionamento e rigenerazione”). Come ha sottolineato Enrico Giovannini, portavoce ASviS:

Riconoscere importanza del ciclo dell’acqua come processo biofisico è essenziale per conseguirne la gestione sostenibile. È necessario agire sul fronte legislativo e far capire che disponibilità e qualità dell’acqua, con le interferenze dell’uomo quali le trasformazioni del territorio, l’inquinamento e la conseguente perdita di biodiversità, sono problemi che riguardano tutti.

Non vi sarebbero inoltre strumenti gestionali adeguati, in riferimento alla tutela dei mari, per la “messa in pratica del Buono Stato Ecologico” entro il 2020, imposto da una Direttiva quadro. L’ASviS chiede quindi al Governo di:

Adottare tutte le misure previste dalla Direttiva, garantendo che le risorse umane e materiali impegnate a tal fine siano adeguate e commisurate all’interesse ambientale, economico e sociale che l’ecosistema marino riveste per il nostro Paese.

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