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Acqua di rubinetto migliore di quella in bottiglia, lo dice una ricerca

Acqua di rubinetto migliore di quella in bottiglia, lo dice una ricerca

Una nuova ricerca dell'Università di Siena conferma la superiorità ecologica e qualitativa dell'acqua da rubinetto

L’acqua minerale in bottiglia è un’abitudine saldamente radicata sulle tavole di tutta Italia. Abitudine, però, decisamente costosa e inquinante – segnaliamo sull’argomento un ottimo libro di Marco Bersani, Acqua in movimento -, oltre che perfettamente inutile, visto che a fornirci di acqua potabile ci pensano già gli acquedotti pubblici.

Una recente ricerca pubblicata su Repubblica ha, poi, confermato quanto da anni vanno dicendo in molti: molte paure sulla “pulizia” dell’acqua da rubinetto sono da superare, visto che in media risulta anche più pulita di quella imbottigliata.

Il nostro paese è uno dei maggiori consumatori mondiali di acqua “in plastica” (192 litri di acqua annui a testa), ma questa tradizione non è esattamente “antica”; si è piuttosto affermata a partire dagli anni ’80, con l’invenzione del PET e il crollo dei prezzi di imbottigliamento. Ruolo fondamentale ha giocato anche la pubblicità, capace di creare quello che è per lo più un bisogno indotto.

Nello specifico, la ricerca svolta dalla chimica Valentina Niccolucci e i colleghi del Gruppo di Ecodinamica dell’Università degli Studi di Siena mostra come:

  • L’acqua confezionata costi dalle 500 alle 1000 volte in più di quella pubblica;
  • L’impronta di carbonio (emissioni di CO2) dell’acqua in bottiglia è 250 volte superiore di quella pubblica (stima calcolata prendendo a campione la città di Siena);
  • L’acqua di rubinetto secondo dati OMS in Italia è mediamente più “pulita” microbiologicamente e chimicamente di quella da rubinetto.

E se sono evidenti i motivi ambientalistici per preferire l’acqua di rubinetto, balza agli occhi l’assurdità in tempi di crisi per cui ogni nucleo familiare sprechi ogni anno centinaia di euro per acquistare in negozio qualcosa che arriva comodamente ed economicamente in casa.

Ribadiamo che non si tratta di nulla di nuovo: ricerche del genere vengono fatte ripetutamente e finiscono tutte per concordare con quanto è in realtà di per sé evidente. Resta un tema difficile da far comprendere agli italiani, che diventa urgente con il prossimo referendum – sempre che il governo non lo faccia decadere.

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