Accudire un cane: i costi sull’ambiente

Accudire un cane: i costi sull’ambiente

Accudire un cane può influire negativamente sull'ambiente, qualora non si seguissero pratiche sostenibili: i risultati di un libro e di uno studio in USA.

Accudire un cane è una delle gioie di tante famiglie, desiderose dell’affetto e della compagnia che solo un amico a quattro zampe può fornire. Eppure la presenza di un quadrupede può pesare negativamente sull’ambiente, dall’alimentazione ai rifiuti fisiologici. Che fare?

Nel recente libro “The Truth About Dogs”, ovvero “La verità sui cani”, l’autore Stephan Budiansky ha voluto calcolare i costi ambientali dell’accudimento poco sostenibile di un amico a quattro zampe. Non di certo per disincentivare la pratica, quanto per istruire i proprietari di cani sulle migliori pratiche per ridurre l’impatto.

Si parte dalle feci, spesso non raccolte da proprietari pigri e maleducati. Basti sapere come possano trasmettere ben 65 patologie diverse all’uomo se non correttamente smaltite, contaminano il territorio e contribuiscono ogni anno alla produzione di tonnellate e tonnellate di anidride carbonica e altri gas. Non è però tutto, poiché anche scegliere il sacchetto sbagliato può avere effetti nefasti sull’ambiente: si è stimato, ad esempio, che il 4% di tutti i rifiuti in plastica della città di San Francisco derivi proprio da borse per la raccolta di feci canine, una percentuale simile al numero di pannolini per bambini gettati ogni giorno. Per lo smaltimento, si produce metano: un gas del 30% più dannoso dell’anidride carbonica sulla qualità dell’atmosfera.

Non solo rifiuti fisiologici, ma anche nutrizione e altre questioni. Un American Pit Bull Terrier di media taglia consuma quasi 200 chili di carne all’anno, causando l’immissione in atmosfera di 31 chili di anidride carbonica, così come sottolinea l’Environmental Working Group. A questo si aggiungano poi crocchette, giocattoli in plastica, detergenti per la pulizia, farmaci e molto altro ancora: in un anno, un dolce cagnolino può produrre emissioni pari a quelli di un SUV.

Che fare, però, per ridurre il carbon footprint di Fido? La produzione di sostanze inquinanti è, almeno fino a un certo livello, inevitabile. Tuttavia, si può ridurre il quantitativo con piccoli accorgimenti. Il primo è quello di utilizzare sacchetti altamente biodegradabili per la raccolta delle feci, prediligendo la fibra di mais alla comune plastica, dove ovviamente consentito dalle amministrazioni comunali. Ancora meglio, se si dispone di un piccolo giardino, disporre gli scarti in compostiera insieme ai rifiuti da cucina, così da ottenere un ottimo concime per prati e orti. Quindi scegliere carne a chilometro zero, meglio se di pollo o altri piccoli mammiferi, perché la produzione comporta un impatto notevolmente minore sull’atmosfera rispetto a ovini, bovini e suini. Infine optare per i prodotti naturali per la cura del corpo dell’animale, così come per gli antiparassitari, o comunque preferire quelle marche con distribuzione di flaconi in vetro anziché in plastica.

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