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Abbattimento dei lupi, l’appello delle associazioni

Abbattimento dei lupi, l’appello delle associazioni

Le associazioni animaliste si oppongono al piano per l'abbattimento dei lupi, in via d'approvazione il prossimo 2 febbraio: l'appello a Paolo Gentiloni.

Dopo oltre 40 anni di piani di ripopolamento e protezione della specie, l’abbattimento dei lupi potrebbe essere in futuro riammesso. È quanto emerge dal primo via libera tecnico della Conferenza Stato-Regione al “Piano di conservazione e gestione lupo”, voluto dal Ministero dell’Ambiente per la gestione di questo animale selvatico, soprattutto in relazione alle attività d’allevamento. Un piano che non prevede la caccia indiscriminata dei lupi, bensì un abbattimento mirato di alcuni capi come eventuale scelta estrema. Un progetto, tuttavia, a cui le associazioni animaliste si oppongono, lanciando un appello al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni.

L’approvazione finale è attesa per il 2 febbraio e, in attesa di questa scadenza, le principali associazioni animaliste dello Stivale hanno deciso di mobilitarsi per salvaguardare le vite dei lupi. Il piano in questione prevede 22 azioni per la conservazione e la convivenza con questa specie, da tempo protetta, e prevede anche l’abbattimento di alcuni capi come misura estrema. Servirà l’approvazione dell’Ispra, infatti, sulla base delle segnalazioni che proverranno dalle singole regioni.

Grazie ai progetti di ripopolamento e salvaguardia dei lupi condotti negli ultimi decenni, la specie è tornata a proliferare sul territorio italiano: si stima, infatti, siano 2.500 gli esemplari sugli Appennini, mentre 130 sulle Alpi. Sebbene le cifre non appaiano eccessive, sembra che il ritorno dei lupi abbia causato dei problemi ad alcune attività dell’uomo, quali l’allevamento, con l’uccisione di galline, pecore e altri animali, prede tipiche di questi quadrupedi, soprattutto nelle zone dell’Emilia Romagna. Secondo le associazioni animaliste, tuttavia, l’abbattimento non garantirebbe alcuna soluzione alla problematica, così come precedenti esperienze in Spagna e in Francia avrebbero dimostrato: alla riduzione degli esemplari, non pare sia corrisposto un calo degli attacchi agli allevamenti. Di conseguenza, in molti si sono mobilitati per chiedere a Paolo Gentiloni di intervenire direttamente, per eliminare una simile possibilità nel piano in via d’approvazione. WWF Young, nuova comunità di attivisti e ricercatori da tutta Italia, ha infatti così commentato dalle pagine di ANSA:

Le chiediamo, signor Presidente, di non riportarci indietro di quarant’anni, al tempo del “lupo cattivo” delle favole. Di fatto, l’unica strada è quella della prevenzione dei danni, praticabile grazie ai fondi già disponibili dei Piani Sviluppo Rurale, per aiutare concretamente gli allevatori e rendere i metodi di allevamento compatibili con la presenza spontanea del lupo.

Nel mentre LAV, già da giorni impegnata per ribadire la propria contrarietà al progetto, ha lanciato l’hashtag #cacciaunNO, per sensibilizzare i governatori delle varie Regioni alla salvaguardia del lupo. È nata anche una petizione sulla piattaforma Change.org, con oltre 100.000 sottoscrittori, a cui hanno aderito anche ENPA, OIPA, LNDC, LAC, LEAL, NALA e molti altri, con un appello all’eliminazione di una simile possibilità prima dell’approvazione del 2 febbraio.

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