5G e salute: cosa prevede la normativa europea

5G e salute: cosa prevede la normativa europea

Fonte immagine: Pexels

I livelli di emissioni del 5G sono decisi a livello europeo, ma l'Italia prevede una normativa molto più stingente: ecco i valori in relazione alla salute.

L’implementazione del 5G come nuovo standard per le trasmissioni mobile garantirà indubbi vantaggi per gli utenti: questa tecnologia permette infatti di approfittare di velocità di comunicazione molto elevate – anche pari o superiori a 1 Gbps – a latenze bassissime. In molti hanno però espresso preoccupazione sui possibili effetti dell’esposizione alle onde elettromagnetiche generate dalle antenne 5G, sebbene l’Organizzazione Mondiale della Sanità abbia confermato come non esistano evidenze che questa tecnologia possa essere dannosa per l’uomo. Ma in merito all’esposizione, cosa prevede la normativa europea e come è stata recepita in Italia?

Nel Vecchio Continente, i limiti di esposizione previsti per il 5G sono i medesimi del precedente standard 4G: l’Unione Europea ha infatti da tempo imposto dei valori di riferimento per le comunicazioni radio fino a 300 GHz, ben oltre quindi alle semplici trasmissioni cellulari. Rispetto all’Europa, l’Italia ha deciso di adottare misure decisamente più restrittive.

Le frequenze del 5G

Antenne

Prima di elencare i limiti previsti dalle normative europee e italiane sull’esposizione alle onde elettromagnetiche, è utile ricordare su quali frequenze opererà lo standard 5G nel Vecchio Continente. Così come avviene nel resto del mondo, le comunicazioni avverranno sia nello spettro sub-6GHz – ovvero su frequenze inferiori ai 6 GHz – che tramite le onde millimetriche mmWave, con valori superiori ai 20 GHz.

In Italia, il bando del MISE per l’implementazione della rete 5G tricolore ha previsto l’assegnazione delle seguenti frequenze:

  • 700 MHz, attualmente sfruttate da alcune trasmissioni televisive;
  • 3.600-3.800 MHz, oggi diffuse per diverse connessioni wireless;
  • 26 GHz, frequenza pensata per le trasmissioni 5G più veloci e oggi già impiegata da alcuni operatori di servizi FWA.

Normative europea e italiana: il confronto

5G

Così come già accennato, l’Europa regola tutti i valori di potenza per le trasmissioni radio fino a 300 GHz: lo scopo è quello di stabilire delle soglie di sicurezza per l’esposizione prolungata a questi campi elettromagnetici, affinché non risultino dannosi per la salute e l’organismo umano.

Tali soglie di sono state formalizzate all’interno della Raccomandazione del Consiglio Europeo del 12 luglio 1999 (1999/519/CE) e, per tutte le frequenze comprese tra 0 Hz e 300 GHz, prevedono:

  • 700 MHz: 36.2 – 38.6 V/m;
  • 3.600 – 3.800 MHz: 61 V/m;
  • 26 GHz: 61 V/m.

Così come già anticipato, la normativa italiana è decisamente più restrittiva rispetto a quella europea, poiché nella legge 222 del 2012 impone il seguente limite:

  • 6 V/m mediato sulle 24 ore per ogni frequenza sotto ai 300 GHz.

Come facile intuire, si tratta di una media sull’intera giornata: è infatti consentito raggiungere dei momenti di picco pari a 40 V/m sulle frequenze da 3.6 GHz e successive e di 20 V/m per i 700 MHz, purché la media quotidiana rimanga di 6 V/m. Valore, quest’ultimo, che deve essere sempre rispettato all’interno delle abitazioni, nelle scuole, nei parchi pubblici e in molti altri luoghi.

L’Italia è uno dei Paesi che ha deciso di adottare i limiti più stringenti nel Vecchio Continente, insieme alla Bulgaria. Per lo sviluppo del 5G, considerando come la potenza di trasmissione media sia quindi inferiore per rimanere all’interno del range deciso dai legislatori, sarà probabilmente necessario costruire un network più capillare di piccole antenne sparse su tutto il territorio.

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