Il dibattito scientifico sulle cause alimentari delle coronaropatie è a tutt’oggi ancora acceso. Sono solo i grassi a costituire un nemico per la salute del cuore o sono coinvolti anche gli zuccheri?

Durante uno studio di approfondimento sulla questione, Stanton A. Glantz, dottore di ricerca presso il Center for Tobacco Control Research and Education, a San Francisco, in California, ha scoperto delle informazioni davvero sconvolgenti: la statunitense Sugar Research Foundation (SRF), ora Sugar Association, avrebbe pagato decine di scienziati, affinché sostenessero che patologie cardiache e quantità di zucchero assunte non avevano nessuna correlazione.

Le rivelazioni sono state pubblicate in modo dettagliato sulla rivista scientifica Jama Internal Medicine. La SRF avrebbe sponsorizzato uno studio uscito nel 1965 sul New England Journal of Medicine (NEJM), che sosteneva come grassi e colesterolo fossero deleteri per il cuore, mentre minimizzava, a tal proposito, gli effetti dello zucchero.

Ma la fondazione non si sarebbe fermata qui, perché, si legge nei documenti scoperti, che avrebbe “sostenuto” anche un programma di ricerca negli anni tra il 1960 e il 1970, programma che avrebbe contribuito a stabilizzare i dubbi circa i rischi comportati da un’elevata assunzione di saccarosio, mentre avrebbe eletto a primo colpevole della patologia coronarica, i grassi.

Nuovo fermento nella ricerca scientifica si era avuto, su questi temi, dal 1950, quando negli Stati Uniti si erano cominciati a riscontrare dei picchi anomali in termini di numero di persone colpite da questa patologia cardiaca. Il dibattito è stato poi guidato, fino ai giorni nostri, da chi aveva interesse a che il consumo di zucchero nazionale non fosse ridotto, casomai incrementato.

I ricercatori non sono riusciti ad avere il riscontro che speravano perché gli attori della vicenda sono tutti morti, ma ricordano che uno di loro, D. Mark Hegsted, divenne capo della divisione che si occupa di nutrizione al Dipartimento dell’Agricoltura USA e il suo gruppo di lavoro, nel 1977, pubblicò le linee guida sull’alimentazione.

Si tratta di un percorso colpevole che ha contribuito a portare ad una generazione di persone obese, che evidentemente corrono dei rischi ai quali non sono preparate. Glantz e colleghi spiegano nel testo:

Le commissioni decisionali dovrebbero considerare i dati dando meno peso agli studi finanziati dall’industria alimentare, e includere studi meccanicistici e sugli animali, nonché studi per valutare l’effetto degli zuccheri aggiunti su più biomarcatori di malattia coronarica e sullo sviluppo della malattia.

13 settembre 2016
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